domenica 10 febbraio 2008

I sommersi e i salvati

Le persone in attesa di morire sono molto meno inquiete di quelle che attendono di vivere... E le persone "liberate" di quei campi, dove avevano sempre atteso la catastrofe con l'indifferenza della profonda disperazione, nell'attesa della felicità persero il coraggio e la forza.

Zvi Kolitz, La tigre sotto la pelle

L'ultimo articolo

Mai come ora abbiamo sentito urgente il bisogno della partecipazione attiva alla vita pubblica e alla civiltà morale del Paese, di uomini appassionati, indipendenti, intransigenti e risoluti.

Mario Pannunzio

giovedì 7 febbraio 2008

I now walk INTO THE WILD...

Il nuovo film di Sean Penn, “Into the Wild – Nelle terre selvagge”, è tratto da una storia vera. La storia di Christopher McCandless, giovane americano fresco di laurea, che decise di dare una svolta alla sua vita per intraprendere (in auto ma per gran parte anche a piedi) un viaggio strepitoso attraverso gli Stati Uniti d’America. Destinazione finale: Alaska. “Into the Wild” appunto, “Nelle terre estreme”, com’è stato poi tradotto in italiano il bel libro di Jon Krakauer, cui Sean Penn si è ispirato per girare la sua intensa pellicola. Intensa perché mette a nudo, con l’ausilio della macchina da presa pronta a riprendere le bellezze naturali made in Usa, e soprattutto grazie alla struggente interpretazione di Emile Hirsch (nel ruolo del protagonista), il senso profondo (e a tratti inafferrabile) del viaggio intrapreso da Alex Supertramp (così, Chris McCandless, si fece chiamare lungo i due anni di pellegrinaggio tra il 1990 e il 1992). Un viaggio costellato di incontri con personaggi di ogni tipo, che nel bene e nel male arricchirono il bagaglio di esperienze del giovane Alex, alla ricerca forse di una sfida che potesse per un po’ allontanarlo dall’insensata società dei consumi di cui non si sentiva più parte integrante, per approdare nelle estreme terre selvagge dell’Alaska più impervia. E il film inizia proprio mostrandoci l’arrivo di Chris in questi posti quasi dimenticati da Dio, dove poter entrare in contatto con la natura vivendo a pieno la propria esistenza. E Chris ci riuscì per più di 100 giorni, tra non poche difficoltà come quella di doversi cacciare del cibo, nella speranza magari di ritrovare l’essenza profonda del suo essere. Riuscì a trovarla lassù in Alaska? E a quale prezzo? Questi sono gli interrogativi che ci poniamo dopo aver assistito a “Into the Wild – Nelle terre selvagge”, film con ambientazioni mozzafiato e con salti temporali che ci mostrano, intersecate tra loro, le diverse tappe dell’avventura on the road di Christopher McCandless. Splendide anche le musiche di Eddie Vedder e la scelta di sovrapporre alle immagini le parole scritte da Chris in alcune lettere inviate agli amici incontrati lungo la strada. Straziante e utopico, come pochi altri film sanno ancora essere.

mercoledì 6 febbraio 2008

La scuola

Si è via via eroso, nonostante l'impegno e la preparazione di tanti insegnanti straordinari, il sentimento di rispetto verso chi è in cattedra. Colpa della società, che non collabora con la scuola. Dei genitori, che ai figli talvolta perdonano l'imperdonabile. Dei ragazzi, che spesso non si rendono conto di quanto un percorso scolastico troppo facile spalanchi loro davanti una vita dura. Ma colpa anche, diciamolo, di troppi docenti. Che rifiutando per se stessi ogni valutazione professionale sono poi meno credibili quando valutano gli altri.

Gian Antonio Stella, Corriere della Sera (6-2-2008)

martedì 5 febbraio 2008

Il teatrino della politica

Gian Antonio Stella, dalle colonne del Corriere della Sera, ha fatto un bilancio della legisltatura appena archiviata:

...una legislatura tragica e ridicola, drammatica e insensata, di buone volontà e esasperanti furbizie, di virtuosi risparmi e sventurati sprechi. E chiusa come si doveva chiudere. Con quello svenimento in diretta dell'ex mastelliano Stefano Cusumano, crollato su un fianco tra gli insulti e gli sputi come l'avesse fulminato Giove pluvio. Un colpo di teatro perfetto, per un teatrino.

Un tuffo nel passato

Leggo sul Corriere della Sera di un vero e proprio revival dei mitici Lp. E indovinate chi sta al primo posto delle vendite? E' ovvio: i sempiterni Beatles con il loro ultimo capolavoro Abbey Road. E a proposito di questo straordinario album - secondo me, il migliore insieme a Rubber Soul - beccatevi un video da YouTube. Che medley, ragazzi (Golden slumbers - Carry that weight - The end). Buon ascolto...

lunedì 4 febbraio 2008

Immigrazione - punti di vista

Qualche tempo fa, con altri amici dell'Università LUMSA, nell'ambito del corso di Editoria multimediale del professor Paolo Liguori, girammo per le strade di Roma un breve video inerente il problema dell'immigrazione. Eccone il risultato...

La mano visibile

Dal 2002 i supermercati britannici sono al centro di una violenta guerra delle banane che punta a ridurre drasticamente i prezzi al consumo per conquistare una fetta di mercato più ampia. I consumatori sono contenti, ma non sanno che il loro risparmio non incide sulla percentuale di profitto intascata dai supermercati, perchè ricade interamente sui lavoratori. Oggi i braccianti del Costa Rica guadagnano 33 centesimi all'ora, mentre alla fine degli anni novanta ricevevano quasi un dollaro. E così non possono più permettersi il lusso di allontanarsi dalle piantagioni quando gli aerei spruzzano i pesticidi sui raccolti.

Loretta Napoleoni su Internazionale n. 728

Italia cattiva maestra?

Noi stranieri prima critichiamo i vostri comportamenti, poi li imitiamo con la scusa del detto When in Rome do as the romans do (quando sei a Roma fai come i romani).

Jeff Israely su Internazionale n. 728

Parola di Israeliano

Un vero cittadino di Israele deve andare incontro ai palestinesi con la mente aperta, o almeno sforzandosi di capire che cosa la creazione dello Stato di Israele ha significato per loro. Un vero cittadino di Israele deve chiedersi perchè i palestinesi sono stati condannati a vivere in catapecchie, secondo standard inadeguati di igiene e di educazione, anzichè essere dotati dagli occupanti di condizioni di vita decenti, un diritto proprio di tutti gli esseri umani.

sabato 2 febbraio 2008

Lady di ferro?

C'è voluto un Clinton per far pulizia dopo il primo Bush e penso che ce ne vorrebbe un altro per far pulizia dopo il secondo.

Hillary Clinton

L'inglese. Nuove lezioni semiserie

Chi non si è posto ancora il problema dell’inglese? Mi spiego: chi non sente la necessità, oggi come oggi, dove (quasi) tutti parlano la lingua degli anglosassoni, di imparare un idioma tanto semplice quanto ricco di sfumature? Insomma, per chi avesse questo desiderio inconfessabile, quello di saper parlare l’inglese, il libro di Beppe Severgnini – L’inglese. Nuove lezioni semiserie – è altamente consigliato. Ma ad una condizione, come ci avverte fin dall’inizio l’autore: quella di sapere che “l’inglese è una lingua che non si ama. Si usa”, per citare un pensiero del filologo americano Stuart B. Flexner. D’altra parte, ci tiene ad evidenziare Severgnini, i “nuovi analfabeti sono coloro che non conoscono l’inglese”. Come dire: uomo avvisato, mezzo salvato. C’è da dire, però, che il libro del giornalista del Corriere della Sera è quanto di più lontano ci possa essere da un’asettica grammatica pronta a snocciolarci tutte le regole (grammaticali, appunto) da rispettare. Anzi, proprio nello spiegarcele, queste regole, Beppe Severgnini si serve della sua istrionica indole da scrittore, utilizzando niente di meno che numerosi titoli di film per farci capire i principali “diktat” della grammatica inglese. Oppure, a fronte della sua lunga esperienza di corrispondente dagli Stati Uniti e dal Regno Unito (tra l’altro è stato anche collaboratore dall’Italia per il prestigioso The Economist), ci consiglia di imparare l’inglese anche, e soprattutto, dalle canzoni d’oltreoceano, magari cercando di tradurne i testi in italiano. Per la serie: come unire l’utile al dilettevole. In fondo, ci spiega Severgnini, “se parlare inglese bene è difficile, e parlarlo come un inglese praticamente impossibile, farsi capire è uno scherzo. Ad una condizione: non bisogna avere rispetto per la lingua che studiamo, almeno all’inizio. Se gli inglesi inorridiscono, peggio per loro. Gli americani, di sicuro, sorrideranno”. Quindi, fatevi sotto italiani alle prime armi, desiderosi di viaggiare all’estero con la speranza di farvi capire non solo a gesti ma anche a parole, magari pronunciate in un inglese un po’ sgrammaticato. E non disperate: tanto, come scrisse il poeta inglese George Herbert, “gli occhi parlano ovunque la stessa lingua”.

Quello che gli inglesi non dicono

Gli inglesi non sempre vogliono dire quello che dicono, e quasi mai dicono quello che vogliono dire. Così la frase We should have lunch together sometime non significa che l’interlocutore voglia davvero invitarvi a colazione. Vuole soltanto manifestare un tiepido interesse a rivedersi, se proprio non se ne potrà fare a meno.
Beppe Severgnini, L'inglese. Nuove lezioni semiserie

Gli occhi ci parlano

Gli occhi parlano ovunque la stessa lingua.

venerdì 1 febbraio 2008

Un paese bello e inutile

Mi è capitato di leggere il blog di Beppe Grillo, qualche giorno fa, e ci ho trovato, con mio grande piacere, un video tratto dall'indimenticabile film di Marco Tullio Giordana La meglio gioventù, che quando lo vidi la prima volta mi fece tanto emozionare. Guardatela anche voi, questa scena, che tratteggia un'Italia bella e inutile dalla quale sarebbe meglio fuggire per lidi più floridi di opportunità. Cos'è rimasto di quella gioventù, e di quei sogni universali di libertà e di scoperta? Ancora molto, direi: compreso lo stato pietoso del nostro paese.