Zvi Kolitz, La tigre sotto la pelle
domenica 10 febbraio 2008
I sommersi e i salvati
Zvi Kolitz, La tigre sotto la pelle
L'ultimo articolo
giovedì 7 febbraio 2008
I now walk INTO THE WILD...
mercoledì 6 febbraio 2008
La scuola
Gian Antonio Stella, Corriere della Sera (6-2-2008)
martedì 5 febbraio 2008
Il teatrino della politica
...una legislatura tragica e ridicola, drammatica e insensata, di buone volontà e esasperanti furbizie, di virtuosi risparmi e sventurati sprechi. E chiusa come si doveva chiudere. Con quello svenimento in diretta dell'ex mastelliano Stefano Cusumano, crollato su un fianco tra gli insulti e gli sputi come l'avesse fulminato Giove pluvio. Un colpo di teatro perfetto, per un teatrino.
Un tuffo nel passato
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lunedì 4 febbraio 2008
Immigrazione - punti di vista
Qualche tempo fa, con altri amici dell'Università LUMSA, nell'ambito del corso di Editoria multimediale del professor Paolo Liguori, girammo per le strade di Roma un breve video inerente il problema dell'immigrazione. Eccone il risultato...
La mano visibile
Loretta Napoleoni su Internazionale n. 728
Italia cattiva maestra?
Parola di Israeliano
sabato 2 febbraio 2008
Lady di ferro?
L'inglese. Nuove lezioni semiserie
Chi non si è posto ancora il problema dell’inglese? Mi spiego: chi non sente la necessità, oggi come oggi, dove (quasi) tutti parlano la lingua degli anglosassoni, di imparare un idioma tanto semplice quanto ricco di sfumature? Insomma, per chi avesse questo desiderio inconfessabile, quello di saper parlare l’inglese, il libro di Beppe Severgnini – L’inglese. Nuove lezioni semiserie – è altamente consigliato. Ma ad una condizione, come ci avverte fin dall’inizio l’autore: quella di sapere che “l’inglese è una lingua che non si ama. Si usa”, per citare un pensiero del filologo americano Stuart B. Flexner. D’altra parte, ci tiene ad evidenziare Severgnini, i “nuovi analfabeti sono coloro che non conoscono l’inglese”. Come dire: uomo avvisato, mezzo salvato. C’è da dire, però, che il libro del giornalista del Corriere della Sera è quanto di più lontano ci possa essere da un’asettica grammatica pronta a snocciolarci tutte le regole (grammaticali, appunto) da rispettare. Anzi, proprio nello spiegarcele, queste regole, Beppe Severgnini si serve della sua istrionica indole da scrittore, utilizzando niente di meno che numerosi titoli di film per farci capire i principali “diktat” della grammatica inglese. Oppure, a fronte della sua lunga esperienza di corrispondente dagli Stati Uniti e dal Regno Unito (tra l’altro è stato anche collaboratore dall’Italia per il prestigioso The Economist), ci consiglia di imparare l’inglese anche, e soprattutto, dalle canzoni d’oltreoceano, magari cercando di tradurne i testi in italiano. Per la serie: come unire l’utile al dilettevole. In fondo, ci spiega Severgnini, “se parlare inglese bene è difficile, e parlarlo come un inglese praticamente impossibile, farsi capire è uno scherzo. Ad una condizione: non bisogna avere rispetto per la lingua che studiamo, almeno all’inizio. Se gli inglesi inorridiscono, peggio per loro. Gli americani, di sicuro, sorrideranno”. Quindi, fatevi sotto italiani alle prime armi, desiderosi di viaggiare all’estero con la speranza di farvi capire non solo a gesti ma anche a parole, magari pronunciate in un inglese un po’ sgrammaticato. E non disperate: tanto, come scrisse il poeta inglese George Herbert, “gli occhi parlano ovunque la stessa lingua”. Quello che gli inglesi non dicono
Beppe Severgnini, L'inglese. Nuove lezioni semiserie
venerdì 1 febbraio 2008
Un paese bello e inutile
Mi è capitato di leggere il blog di Beppe Grillo, qualche giorno fa, e ci ho trovato, con mio grande piacere, un video tratto dall'indimenticabile film di Marco Tullio Giordana La meglio gioventù, che quando lo vidi la prima volta mi fece tanto emozionare. Guardatela anche voi, questa scena, che tratteggia un'Italia bella e inutile dalla quale sarebbe meglio fuggire per lidi più floridi di opportunità. Cos'è rimasto di quella gioventù, e di quei sogni universali di libertà e di scoperta? Ancora molto, direi: compreso lo stato pietoso del nostro paese.
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