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lunedì 19 luglio 2010

Democrazia fai-da-te

Certi libri servono a riannodare i fili di un discorso persosi nei meandri del chiacchiericcio di sottofondo. Quel chiacchiericcio che troppo spesso dilaga ogni giorno sui telegiornali più seguiti dagli italiani e sui quotidiani sempre più vuoti di notizie. Ad personam di Marco Travaglio, edito da Chiarelettere, è uno di quei libri, e il discorso che cerca di affrontare in quasi 600 pagine di fatti riguarda il processo di privatizzazione della democrazia ad opera della destra e sinistra italiane.

Il giornalista del Fatto quotidiano scrive che «la privatizzazione della giustizia, malattia senile e incurabile del conflitto di interessi, è il frutto avvelenato dell’incrocio delle peggiori culture impunitarie, estranee ai valori costituzionali e ai principi dello Stato liberale di diritto, che dominano la politica e l’intelligencija italiote». Travaglio ci dimostra, ripercorrendo gli anni dal 1994 al 2010, che non c’è alcuna differenza tra gli schieramenti politici e il loro approccio verso il governo della cosa pubblica: «La sola differenza fra le legislature del centrosinistra (1996-2001 e 2006-2008) e quelle del centrodestra (1994, 2001-2006, 2008-2010) è che nelle prime le leggi vengono approvate perlopiù ad personas, cioè nell’interesse di una moltitudine di imputati eccellenti, mentre nelle seconde sono ad personam, riservate in esclusiva al presidente del Consiglio e ai suoi cari coimputati».

Ma qual è stata la prima legge ad personam della storia italiana? Risale a più di un quarto di secolo fa, scrive Travaglio, precisamente al 16 ottobre 1984 quando i pretori di Torino, Pescara e Roma sequestrarono gli impianti della Fininvest di Silvio Berlusconi alla luce di una sentenza della Corte costituzionale sulla liberalizzazione delle tv private. In pratica alle emittenti commerciali fu vietato di trasmettere programmi in contemporanea su scala nazionale, regola non rispettata dall’azienda dell'attuale premier. In soccorso di Berlusconi arrivò l'omonimo decreto firmato dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi per riaccendere le tv oscurate della Fininvest.

Era il 1984, oggi siamo nel 2010 e di leggi ad hoc ne sono passate non poche: leggi ad personam, contra personam (come quella per impedire, per una mera questione anagrafica, a Gian Carlo Caselli di diventare procuratore nazionale antimafia), ad mafiam, ad aziendam, ad castam, contra Iustitiam e ad personas. Insomma sembra proprio esserci l’imbarazzo della scelta, e l’enciclopedico libro di Travaglio ci aiuta a districarci tra gli obbrobri legislativi degli ultimi anni della (nostra) storia italiana. Per non dimenticare.

martedì 13 luglio 2010

Libertà di stampa, di Mark Twain

di Mark Twain
L'omicidio è proibito sia formalmente che di fatto, la libertà di parola è garantita nella forma, ma è proibita di fatto. Per l'opinione comune sono crimini entrambi, tenuti in grande spregio da tutti i popoli civili. L'omicidio è a volte punito, la libertà di parola lo è sempre - quando viene esercitata. Il che è raro.

Di regola la nostra autostima ha la sua fonte in un unico posto - uno solo - e in nessun altro luogo: nell'approvazione degli altri.

Non facciamo altro che sentire, e l'abbiamo confuso col pensare. E da tutto ciò non si ottiene che un aggregato che consideriamo una benedizione. Il suo nome è Opinione Pubblica.

La fattoria degli animali, di George Orwell

di George Orwell
L'uomo è la sola creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il signore di tutti gli animali.

TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' EGUALI DEGLI ALTRI.

L'ultima notizia, di M. Gaggi e M. Bardazzi

di Massimo Gaggi e Marco Bardazzi
Non vengono più chiamati semplicemente "giornalisti", ma MoJo, un acronimo che sta per mobile journalist. Da loro ci si aspettano non solo articoli, ma foto e video - montati sul telefonino grazie a un semplice software - che possono venir pubblicati direttamente sul sito web dal cronista che è in strada.

di Max Frisch
La tecnologia è l'abilità di organizzare il mondo in modo tale che non dobbiamo farne esperienza.

The Post-American World, by F. Zakaria

di Fareed Zakaria
When people in Asia or Africa criticize the West, they are often using arguments that were developed in London, Paris, or New York. Osama Bin Laden's critique of America in a September 2007 video tape - which included references to Noam Chomsky, inequality, the mortgage crisis, and global warming - could have been penned by a left-wing academic at Berkeley.

China needs the American market to sell its goods; the United States needs China to finance its debt - it's globalization's equivalent of the nuclear age's Mutual Assured Destruction.

While the American system is too lax on rigor and memorization - whether in math or poetry - it is much better at developing the critical faculties of the mind, which is what you need to succeed in life. Other educational systems teach you to take tests; the American system teaches you to think.

Ti racconto un film, di R. Escobar e E. Cozzi

di Federico Fellini
Il mestiere di regista è un modo di fare concorrenza al padreterno. Nessun altro mestiere consente di creare un mondo che assomiglia così da vicino a quello che conosci, ma anche ad altri sconosciuti, paralleli, concentrici.

di Alfred Hitchcock
Nel documentario è Dio il regista, quello che ha creato il materiale di base. Nel film di finzione è il regista che è un dio, deve creare la vita.

di Pier Paolo Pasolini
La morte compie un fulgido montaggio della nostra vita: ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi (e non più ormai modificabili da altri possibili momenti contrari o incoerenti), e li mette in successione, facendo del nostro presente, infinito, instabile e incerto, e dunque linguisticamente non descrivibile, un passato chiaro, stabile, certo. Solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci. Il montaggio opera dunque sul materiale del film quello che la morte opera sulla vita.

La solitudine del maratoneta, di Alan Sillitoe

di Alan Sillitoe
Solo gli stupidi leggono libri, perché hanno tanto da imparare.

E se qualcuno di voi vuol sapere come si corre, si ricordi di non avere mai fretta, e di non lasciare mai che nessuno degli altri corridori capisca che si ha fretta anche se è vero. (...) Perché, vedete, io non gareggio mai; io corro soltanto, e in qualche modo so che se dimentico la gara e mi limito a tenere un buon passo finché non so più che sto correndo, vinco sempre.

Erano anni che mangiava da solo, ma non era ancora abituato alla solitudine. Non riusciva a farci il callo, vi si era adattato solo provvisoriamente nella speranza che un giorno il suo incantesimo si sarebbe rotto.

Sono nato spacciato. Me lo ripeto in continuazione. Tutti sono spacciati, rispondo. E' vero, ribadisco, ma quasi nessuno se ne accorge come sto cominciando a fare io, ed è un peccato che io l'abbia finalmente compreso quando non ci potevo fare più niente, e quando era troppo tardi, perdio, per cavarne qualcosa di buono.

Lezioni americane, di Italo Calvino

di Italo Calvino
Certo la letteratura non sarebbe mai esistita se una parte degli esseri umani non fosse stata incline a una forte introversione, a una scontentezza per il mondo com'è, a un dimenticarsi delle ore e dei giorni fissando lo sguardo sull'immobilità delle parole mute.

Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un'intolleranza per il prossimo: il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non dico a essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno a eliminare le ragioni d'insoddisfazione di cui posso rendermi conto. La letteratura - dico la letteratura che risponde a queste esigenze - è la Terra Promessa in cui il linguaggio diventa quello che veramente dovrebbe essere.

Magari fosse possibile un'opera concepita al di fuori del self, un'opera che ci permettesse d'uscire dalla prospettiva limitata d'un io individuale, non solo per entrare in altri io simili al nostro, ma per far parlare ciò che non ha parola, l'uccello che si posa sulla grondaia, l'abero in primavera e l'albero in autunno, la pietra, il cemento, la plastica...

giovedì 13 maggio 2010

Il ladro di parole

Mark Trace non è ancora maggiorenne quando comincia a coltivare il sogno di una vita: diventare uno scrittore. Sin da piccolo ha un talento innato: riesce senza alcuna fatica ad imitare alla perfezione lo stile degli autori che legge voracemente. La prima volta gli capitò a scuola con Charles Dickens, ma il prof se ne accorse e il manoscritto del giovane scrittore rampante finì in mille pezzi nel cestino. Così inizia l'avvincente romanzo L'inedito di Hemingway. Un intrigo letterario (Isbn Edizioni) scritto da David Belbin, uno dei più popolari scrittori inglesi di narrativa per ragazzi, qui alla prova con il suo primo libro per adulti.

Quando Mark ci riprova, a fare il verso ad uno dei suoi autori preferiti, Ernest Hemingway, questa volta gli va meglio. Di stanza a Parigi riesce a spacciare casualmente - e qui l'amore ci metterà lo zampino - quel suo falso scritto di Hemingway per uno dei manoscritti che lo scrittore americano smarrì tempo indietro a causa della moglie. Ad approfittarne per farsi un po' di soldi è il padre di Helen, la ragazza alla quale Mark dà lezioni di inglese. Il giovane protagonista cerca di cavarsela come può tra l'università che non gli va proprio a genio, e la madre che di lì a poco morirà lasciandolo in una solitudine fatta di libri e speranze. Decide così di iniziare una nuova vita a Londra, dove riuscirà a strappare una collaborazione (gratuita) con la Little Review, una rivista di libri sull'orlo del fallimento.

Quale miglior occasione per risollevare le sorti in edicola della sua piccola creatura di carta, spacciando alcuni dei suoi falsi racconti per quelli inediti di grandi autori del passato? Il gioco apparentemente funziona, e il lettore segue con trepidazione l'evolversi della scommessa editoriale di Mark. «Avevo passato tutta la vita a sentirmi invisibile - pensa tra sé il giovane aspirante scrittore - Credevo che scrivere fosse un modo per realizzarmi, ma finora mi aveva solo reso ancora più invisibile».

Al di là della trama, il romanzo di David Belbin affascina soprattutto per le sottotracce di carattere letterario affrontate sullo sfondo delle vicende narrate: che vuol dire essere uno scrittore? Come fare per diventarlo? È possibile fingere, senza farsene accorgere, quando si scrive? È vero che «i cattivi scrittori copiano» mentre «i buoni scrittori rubano»? Di certo L'inedito di Hemingway non vuole dare tutte le risposte a queste domande, evidenziando però come la vita resta dopo tutto «un soggetto inesauribile» da cui attingere, e che spesso «la fortuna e il tempismo sono molto più importanti del talento». Lo sa bene Mark che ha saputo cogliere, finché ha potuto, l'occasione di una vita pur rischiando di perdere tutto in un attimo.

«La verità di un uomo è in quello che non dice», si legge in una biografia di Ernest Hemingway. Mark Trace, l'eterno simulatore protagonista di questo libro a metà tra thriller e romanzo di formazione, la sua verità ce la racconta in prima persona nella consapevolezza che «nessuno trova la sua voce e tutti rubano quella di qualcun altro e la migliorano». Talento permettendo, naturalmente.

giovedì 4 febbraio 2010

L'affaire Moro, di Leonardo Sciascia

di Leonardo Sciascia
E' il 25 aprile: giorno in cui si celebra la liberazione dal nazifascismo
. La marea della retorica sale. La Resistenza al nazi-fascismo, valore indistruttibile quanto il rispetto della Democrazia Cristiana ad Aldo Moro, viene invocata e trasposta come resistenza alle trattative per salvare la vita di Moro. Il guaio è che quella Resistenza è un valore indistruttibile anche per le Brigate rosse: credono di esserne i figli, di continuarla o di ripeterla.

di
Aldo Moro
Possibile che siate tutti d'accordo nel volere la mia morte per una presunta ragione di Stato che qualcuno lividamente vi suggerisce, quasi a soluzione di tutti i problemi del Paese?

Muoio, se così deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell'amore immenso per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall'alto dei cieli.

martedì 5 gennaio 2010

Outlet Italia, di Aldo Cazzullo

di Aldo Cazzullo
(...) l'antitesi classica tra essere e avere è stata felicemente risolta; cosa abbia prevalso, è evidente. Si è quel che si ha.

La nuova Tangentopoli è il politico azionista dell'impresa appaltatrice, dell'albergo finanziato dallo Stato, della clinica convenzionata con la regione.

E poi qual è il popolo europeo che non si ritiene superiore agli altri? Forse solo noi italiani, che abbiamo una pessima idea complessiva di noi stessi e un'ottima concezione del singolo individuo, inevitabilmente più furbo e quindi destinato a fregare genti più strutturate, meglio organizzate ma in definitiva più fesse.

martedì 29 dicembre 2009

Pensieri e Parole 2009

Ho letto tanto, quest'anno; non quanto avrei voluto ma posso ritenermi comunque soddisfatto. Eccovi la mia classifica dei migliori romanzi e saggi (dal decimo posto al primo) divorati nell'anno 2009 di nostra vita. Un sereno 2010 a tutti, all'insegna soprattutto della buona lettura. E fatemi sapere anche le vostre classifiche.
10) Il vagabondo delle stelle, di Jack London


9) Uomo nel buio, di Paul Auster


8) La camorra e le sue storie, di Gigi Di Fiore


7) Italians, di Beppe Severgnini


6) Italiani si diventa, di Beppe Severgnini


5) L'abusivo, di Antonio Franchini


4) Voglio l'America, di Enrico Franceschini


3) Indignazione, di Philip Roth


2) La fortuna non esiste, di Mario Calabresi



1) Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald

Colorado Kid, di Stephen King

di Stephen King
"Allora ti confiderò un segreto che conoscono tutti gli uomini e le donne che abbiano lavorato per qualche tempo nell'informazione: nella vita reale, il numero delle storie vere, quelle che hanno un inizio, uno svolgimento e una fine, va praticamente da zero a zero. Ma se sei capace di dare ai tuoi lettori una sola cosa ignota (due a voler esagerare) e a ficcarci dentro quello che Dave Bowie chiama un per forza, saranno i tuoi lettori a raccontarsi una storia. Straordinario, vero?"

giovedì 24 dicembre 2009

La guerra perduta di Marcus

di Paolo Massa
Racconto in prima persona di una morte annunciata, al centro dell'ultimo romanzo di Philip Roth, Indignazione. Storia di conflitti e passioni nell'America anni Cinquanta.
to be continued...

giovedì 22 ottobre 2009

Il baco del Corriere, di Massimo Mucchetti

di Massimo Mucchetti

La struttura del capitalismo italiano non ha eguali tra i grandi paesi europei. In Germania, Francia e Gran Bretagna le grandi imprese industriali e dei servizi sono abbastanza numerose da trattare da pari a pari con il sistema bancario. Partecipano al capitale delle banche e ne sono partecipate. In Italia, le grandi imprese sono così poche, e hanno strutture proprietarie così fragili e barocche, in altre parole: così bisognose di aiuto, che l'integrazione tra aziende di credito e società industriali si profila a senso unico. Saranno le banche ad accrescere la loro influenza nelle imprese e non viceversa.

Ma che cosa vuol dire indipendenza per un grande quotidiano nazionale di informazione nell'Italia di oggi? Vuol dire eliminare i conflitti d'interesse tra il giornale e i suoi azionisti con posizioni rilevanti fuori dall'impresa editoriale. O almeno ridurli e governarli con trasparenza.

Il Camorrista, di Giuseppe Marrazzo

"Visto che dovevo trascorrere gli anni migliori della mia vita in carcere, intendevo viverli da capo, con un mio potere e un mio esercito, un apparato verticistico, con un capo assoluto, io, Raffaele Cutolo, il Professore, un gruppo ristretto di generali, di rappresentanti di zona e un esercito di volontari decisi a tutto. Proprio una nuova Camorra, una Nuova Camorra Organizzata".

"Bisogna togliere alla società, sì, ma in maniera intelligente, astuta. C'è il modo di succhiare miliardi, senza esporsi, senza finire in galera come bene insegnano i ricchi, gli industriali, i commercianti, i signori della politica. E' da loro che occorre apprendere. Una tangente ben posta, un'estorsione, il contrabbando delle sigarette, il traffico della droga, possono produrre pane per tutti".

Il paese mancato, di Guido Crainz

di Guido Crainz

E' da don Milani, non da Marx o da Gramsci, che il movimento studentesco trae la sua definizione di politica: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia".

La valanga, di Massimo Gaggi

di Massimo Gaggi

Ciò che non si era verificato con la caduta delle Torri gemelle è accaduto sette anni dopo quando, a pochi metri di distanza da "Ground Zero", è caduto il "muro" di Wall Street
: gli americani che hanno smesso di consumare con allegria, le banche che non prestano più denaro, le imprese che licenziano.

Il declino degli imperi - da quello britannico dopo la Seconda guerra mondiale a quello sovietico rimasto sepolto sotto le macerie del muro di Berlino - ha come elemento centrale una crisi di bilancio, l'improvvisa incapacità di sostenere elevati livelli di spesa.

Il grande Gatsby, di F. Scott Fitzgerald

di Francis Scott Fitzgerald

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è più uscito di mente. "Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu".

Non c'è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.

Passai a New York i miei sabato sera perché quei suoi ricevimenti sfavillanti, abbaglianti, erano rimasti così vivi in me, che udivo ancora la musica e le risate lievi e incessanti che giungevano dal suo giardino e le automobili che continuavano a percorrere il suo viale. Una sera udii un'automobile vera, e vidi i fari fermarsi ai gradini d'ingresso. Ma non andai ad informarmi. Probabilmente era un ultimo ospite che arrivava dall'altra estremità della terra e non sapeva che la festa era finita.

sabato 19 settembre 2009

Classici a misura di Twitter

di Paolo Massa
Immaginate un libro in grado di riassumere in sole 20 frasi (o anche meno) 75 classici della nostra letteratura, dall’Amleto a Madame Bovary, da Moby Dick a Sulla Strada. Fatto? Bene: il libro si chiama Twitterature, ad opera di Alexander Aciman ed Emmett Rensin, due matricole universitarie di Chicago pronte al debutto nelle librerie (il prossimo 5 novembre in Gran Bretagna) con il loro piccolo, grande capolavoro edito da Penguin.

Prendendo in prestito da Twitter – il social network che permette a chiunque di scrivere sul web, in meno di 140 caratteri, ciò che si sta facendo – la scrittura agile e veloce, il testo riduce in soli 20 tweets mattoni della letteratura come la Divina Commedia. Un esempio dall’Inferno di Dante? «Sto avendo una crisi di mezza età. Perso nella boscaglia. Avrei dovuto portare il mio iPhone». In appena 90 battute eccoti riassunto, con un pizzico d’ironia, il pensiero del sommo Poeta smarritosi «nel mezzo del cammin di nostra vita per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita». Altro esempio? Liberamente ispirato al Paradiso perduto di Milton: «OH MIO DIO SONO ALL’INFERNO».

Ai due giovani autori l’idea è venuta quando erano compagni di stanza all’università di Chicago. In un’intervista al The Guardian, Rensin ha ribadito che Twitterature non dovrebbe essere considerato come una guida ai classici: «Non si può insegnare letteratura inglese con questo libro. L’umorismo è dato già dalla conoscenza delle opere riassunte». Nell’elogiare poi Twitter, e nel difendersi dalle critiche di coloro a dir poco scandalizzati dallo sfruttamento dei romanzi, Rensin chiama in causa anche Martin Lutero: «La gente inorridì quando tradusse la Bibbia dal latino in tedesco per renderla più accessibile. Nessuno poi uccise Lutero, quindi forse siamo al sicuro».

Per chi volesse, intanto, un assaggio del libro, basta visitare la pagina Twitter aperta dai due giovani studenti universitari di Chicago. Buona lettura.