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mercoledì 29 dicembre 2010

What we'll remember: 2000-2010

Ecco cosa ricorderemo del decennio appena trascorso. Tra tutte le foto, questa non la dimenticherò mai.

lunedì 29 novembre 2010

Il mio nome è Khan

di Paolo Massa

Ci sono film sinceri che non fanno sconti a niente e nessuno e film costruiti a tavolino al solo scopo di propagandare una certa idea del mondo. Il mio nome è Khan, diretto dal regista Karan Johar, fa parte della seconda categoria nonostante tutte le buone intenzioni che di certo hanno motivato produttori e sceneggiatori. Peccato perché le tematiche trattate non sono roba da poco, soprattutto in un paese come gli Stati Uniti dove gli immigrati vivono sulla loro pelle ben altro che quel sogno americano troppo spesso sbandierato come certezza.

Ne sa qualcosa il musulmano Khan, interpretato da un bravo Shah Rukh Khan, che affetto dalla sindrome di Asperger (una forma lieve di autismo) non riesce a rapportarsi spontaneamente con le altre persone. Morta la madre, raggiunge il fratello in America dove incontrerà una bellissima ragazza, Mandira (Kajol), madre single di religione induista che riuscirà a ricambiare l'amore di quest'uomo un po' imbranato, spesso con le idee troppo chiare soprattutto in fatto di matrimonio, ma con un cuore grande come una casa.

I due si innamoreranno e si sposeranno contro tutti i pronostici degli spettatori (si fa per dire, ovviamente) ma arriverà lo squarcio dell'11 settembre nel cielo di Manhattan a strappare il sogno di felicità costruito dai due sposini. Tutto quello che può andare male va anche peggio, dando la sensazione che il regista voglia dipingere il peggiore sfondo possibile per ambientare il messaggio di speranza di Khan, che vorrà a tutti i costi parlare con il Presidente degli Stati Uniti per dirgli che non è un terrorista.

Non ne sveliamo la ragione per evitare ulteriori ricadute su una sceneggiatura già di per sé troppo prevedibile, farcita all'inverosimile di buonismo e sentimentalismo, con una colonna sonora a volte davvero debordante che cerca di aggiungere laddove ci sarebbe da tagliare. "Ci sono le persone buone e le persone cattive", dice la madre al piccolo Khan. Ci verrebbe da dire, parafrasando gli sceneggiatori: "Ci sono film buoni e film cattivi". Tutto qui.

Voto **

martedì 12 ottobre 2010

Il mio 11 settembre

Ricordo ancora quel pomeriggio di nove anni fa, 11 settembre 2001, io ancora un ragazzino – da qualche mese 16enne – pronto a godermi gli ultimi fuochi di una estate trascorsa a giocare a pallone, mattina e sera, nel mio adorato Parco del Sole a Salerno. Era un pomeriggio come tanti passato subito dopo pranzo a guardare un po’ di televisione e a sonnecchiare, quando a un certo punto vedo mio fratello correre in salone per darci la notizia. Ci ritroviamo in un attimo – io, mio padre e mia zia – davanti ad una apocalisse via etere, di fronte alle terribili immagini dell’attacco terroristico al cuore economico degli Stati Uniti, il World Trade Center con le sue altissime Twin Towers. Marco, mio fratello, vede con i suoi occhi, e in diretta, l’impatto del secondo aereo in una delle torri: solo in quel momento capisce che non si tratta di un film di fantascienza. E' tutto vero. Dopo quasi un’ora ipnotizzati davanti alla Tv, gli occhi fissi su quei due cerini di acciaio feriti a morte, assistiamo al crollo di circa 3000 vite innocenti nel vuoto di un cratere che avremmo tutti chiamato Ground Zero. Da quel giorno, anno dopo anno, è cresciuto in me il desiderio di andare di persona a New York, per varcare la soglia di un nuovo mondo, gli Stati d’Uniti d’America, capace di forgiare gran parte dei miei sogni e delle mie speranze. Nessuno avrebbe potuto pronosticare che proprio l’11 settembre di nove anni dopo, mi sarei trovato a New York per lavoro (come stagista a Rai Corporation) a coprire l’anniversario (tra l’altro il più turbolento di tutti) di quel tragico e storico giorno. Così lo scorso 11 settembre 2010 arrivo al mattino presto alla Rai per dare una mano durante le dirette dal terrazzo con vista sulla parte meridionale di Manhattan, dove prima svettavano imponenti le torri. La commemorazione si svolge questa volta con un occhio alle manifestazioni organizzate dagli attivisti contrari alla costruzione di un Islamic Center a pochi isolati da Ground Zero. Insieme al cameraman restiamo in strada per documentare le manifestazioni a favore e contro questo controverso progetto architettonico. C’è chi invoca il dovere di rispettare le migliaia di vite innocenti uccise dalla furia di fantomatici credenti islamici, chi invece grida a voce alta il suo benvenuto in terra americana a chiunque professi una religione diversa, Islam compreso, perché in fin dei conti – questa è la mia impressione - Bin Laden & Co. non possono considerarsi dei veri musulmani. Tornando a casa pronto per partire in serata per il New Jersey, ripenso a questa giornata lunga e faticosa e mi sento ripagato in pieno per aver potuto parteciparvi. Appena arrivo a casa di Gerardo, mio cugino di 3° grado, già dall’auto intravedo in lontananza un doppio fascio di luci. Capisco di cosa si tratta, e il mio pensiero va subito a quelle fantastiche torri che per una notte all’anno sembrano rivivere ancora, sebbene solo per poche ore, lassù nel cielo scuro del New Jersey e del mondo intero. Così tramonta anche il mio (primo) 11 settembre a stelle e strisce, insieme a quelle luci che presto sfumeranno lasciando posto, poco a poco, ad una nuova alba.