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venerdì 11 marzo 2011

Harvard Always Rules

La Harvard University si riconferma anche quest'anno la migliore al mondo secondo la consueta classifica del Times Higher Education.

martedì 8 marzo 2011

The Mauritius Miracle

Esiste un paese dove l'istruzione universitaria è gratis per tutti, dove vengono garantiti i trasporti pubblici per i bambini che vanno a scuola e dove la sanità non costa nulla ai cittadini (compreso le operazioni chirurgiche al cuore). Ne parla Joseph Stiglitz su Slate.

lunedì 31 gennaio 2011

War on Terrorism #2

Vi ricordate le piante capaci di individuare una eventuale bomba nelle vicinanze? Bene, è arrivata la notizia che il Dipartimento della Difesa americano ha finanziato la Colorado State University, responsabile di questa interessante ricerca, con ben 8 milioni di dollari. Insomma, negli Stati Uniti fanno proprio sul serio!

Italia, non un Paese per giovani?

Il titolo e il sottotitolo del bel libro di Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni edito da Editori Laterza ci dice (quasi) tutto sullo stato della gioventù italiana di inizio millennio. Gioventù sprecata - Perché in Italia si fatica a diventare grandi ci spiega per filo e per segno, soprattutto grazie a statistiche puntuali, come stiamo gettando al vento il futuro di giovani di belle speranze sempre più impantanati in un presente fatto di frustrazioni sia all'università che sul (primo) posto di lavoro.

Come dice il professore ordinario di diritto del lavoro Michel Martone, "un ragazzo a 23 anni raggiunge il massimo della sua intelligenza, poi inizia a bruciare neuroni. Se a quell'età gli fai fare le fotocopie o lo lasci pascolare dentro l'università bruci tutto il suo potenziale". Luca Santarelli, capo della ricerca clinica alla Roche di Basilea, fa l'esempio degli Stati Uniti dove "chi resta a casa dopo i 18 anni è considerato un menomato mentale, e anche chi ha un'azienda di famiglia di solito se ne va al college perché non c'è niente di meglio che venire a contatto con altre persone, vivere lontano da casa, fare nuove esperienze e tornare poi nell'azienda di famiglia, arricchiti".

Così il nostro Paese si allontana sempre più da altre nazioni che puntano tutto sull'istruzione dei loro giovani, mentre da noi a fare le riforme dell'università è spesso il ministro dell'economia di turno con i suoi soliti tagli ai già esigui finanziamenti. Il 10% degli studenti in Germania ha accesso ad appartamenti messi a disposizione dalle università, in Svezia è il 17%, in Francia il 7%. Nel nostro paese solo uno studente su cinquanta vive in una residenza universitaria. Quanto alle borse di studio o ai prestiti agevolati, l'80% degli studenti italiani non riesce ad avere né le une né gli altri, contro il 4% degli olandesi e il 17% degli americani. Succede così - evidenzia l'economista Roberto Perotti - che "l'università italiana è frequentata in prevalenza dai ricchi, che si vedono finanziati i propri studi gratuiti dalle tasse di tutti, compresi i più poveri".

Un altro problema endemico del nostro Paese, ha rilevato la Commissione Europea con uno studio sulla flexicurity, è il livello di sicurezza sociale molto basso e il livello di flessibilità medio alto. Come scrivono Tito Boeri e Pietro Garibaldi nel libro Un nuovo contratto per tutti, "la flessibilità rischia di degenerare in precariato quando il passaggio da un lavoro all'altro, o meglio, da un contratto a tempo determinato a un altro, non è il risultato di una scelta personale che ha l'obiettivo di migliorarsi, di crescere professionalmente, di guadagnare di più, ma quando è invece un obbligo indotto da un mercato del lavoro rigido".
Accade così, soprattutto in Italia a corto di adeguati ammortizzatori sociali, che la maggior parte dei giovani - in cerca del primo impiego o di passaggio da un contratto all'altro - non percepisce alcun aiuto da parte dello Stato, a differenza del lavoratore a tempo indeterminato tutelato invece dalla liquidazione e dall'assegno di disoccupazione o dalla cassa integrazione. Non è più accettabile - scrivono Iezzi e Tornabuoni - che "a parità di mansioni il collaboratore parasubordinato e il lavoratore a termine guadagnano meno di quello assunto a tempo indeterminato".
In una bellissima scena dell'ultimo film di David Fincher, The Social Network, il presidente di Harvard Larry Summers dice a due suoi studenti: "Qui i laureati pensano che sia meglio inventarsi un lavoro che trovarne uno". Parole sante: peccato che in Italia, come evidenzia nel libro il presidente dei giovani di Confcommercio Paolo Galimberti, "le banche preferiscono finanziare le garanzie, non le idee". Paese che vai, usanze che trovi.

giovedì 27 gennaio 2011

Fab Fourology

Mary-Lu Zahalan-Kennedy è la prima laureata del master in The Beatles, Popular Music and Society della Liverpool Hope University. Quali saranno gli sbocchi occupazionali?

War on Terrorism

All'Università del Colorado stanno sviluppando in collaborazione con il Pentagono un particolare tipo di piante capaci di individuare, cambiando colore, eventuali bombe nelle vicinanze.

mercoledì 19 gennaio 2011

From China To America

Agli studenti cinesi piace davvero tanto studiare negli Stati Uniti.

domenica 16 gennaio 2011

Lucky John

Con queste parole, non particolarmente brillanti, John Fitzgerald Kennedy scrisse la lettera motivazionale per essere ammesso ad Harvard: "The reasons that I have for wanting to go to Harvard are several. I feel that Harvard can give me a better background and a better liberal education than any other university. I have always wanted to go there, as I have felt that it is not just another college, but is a university with something definite to offer. Then to, I would like to go to the same college as my father. To be a 'Harvard man' is an enviable distinction, and one that I sincerely hope I shall attain". Ambizioso il ragazzo, però!

One dollar at time

Uno studente della University of Colorado, Nic Ramos, ha pensato bene di pagare una rata dell'università in contanti: ben 14.309,51 dollari in banconote da 1 dollaro, una moneta da 50 centesimi e addirittura un penny! Tre persone hanno poi impiegato un'ora buona per contare tutto il denaro. "E' una cifra assurda di denaro", ha detto lo studente, che ha voluto dare così "alla scuola la possibilità di guardare con occhi diversi alle rate universitarie". Ben fatto, Nic!