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martedì 8 marzo 2011

11/22/63

Il prossimo romanzo di Stephen King parlerà di un professore del Maine, Jake Epping, che tornando indietro nel tempo cercherà di sventare l'attentato a John Fitzgerald Kennedy. Il titolo del libro è 11/22/63, giorno dell'assassinio del giovane presidente americano.

"Ogni vita, a suo modo, è un capolavoro"

Saviano parla anche della mozzarella salernitana. Bravo Roberto, e soprattutto buona fortuna!

mercoledì 9 febbraio 2011

Lezioni Americane

Andrea Salvadore ci illumina sulle (sei) lezioni che l'America ci ha impartito con l'intervista rilasciata da Barack Obama a Bill O'Reilly di Fox News.

domenica 6 febbraio 2011

On the Road

Prime immagini dal nuovo film di Kristen Stewart ispirato al celebre libro On the Road di Jack Kerouac. Dirige Walter Salles.

lunedì 31 gennaio 2011

Italia, non un Paese per giovani?

Il titolo e il sottotitolo del bel libro di Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni edito da Editori Laterza ci dice (quasi) tutto sullo stato della gioventù italiana di inizio millennio. Gioventù sprecata - Perché in Italia si fatica a diventare grandi ci spiega per filo e per segno, soprattutto grazie a statistiche puntuali, come stiamo gettando al vento il futuro di giovani di belle speranze sempre più impantanati in un presente fatto di frustrazioni sia all'università che sul (primo) posto di lavoro.

Come dice il professore ordinario di diritto del lavoro Michel Martone, "un ragazzo a 23 anni raggiunge il massimo della sua intelligenza, poi inizia a bruciare neuroni. Se a quell'età gli fai fare le fotocopie o lo lasci pascolare dentro l'università bruci tutto il suo potenziale". Luca Santarelli, capo della ricerca clinica alla Roche di Basilea, fa l'esempio degli Stati Uniti dove "chi resta a casa dopo i 18 anni è considerato un menomato mentale, e anche chi ha un'azienda di famiglia di solito se ne va al college perché non c'è niente di meglio che venire a contatto con altre persone, vivere lontano da casa, fare nuove esperienze e tornare poi nell'azienda di famiglia, arricchiti".

Così il nostro Paese si allontana sempre più da altre nazioni che puntano tutto sull'istruzione dei loro giovani, mentre da noi a fare le riforme dell'università è spesso il ministro dell'economia di turno con i suoi soliti tagli ai già esigui finanziamenti. Il 10% degli studenti in Germania ha accesso ad appartamenti messi a disposizione dalle università, in Svezia è il 17%, in Francia il 7%. Nel nostro paese solo uno studente su cinquanta vive in una residenza universitaria. Quanto alle borse di studio o ai prestiti agevolati, l'80% degli studenti italiani non riesce ad avere né le une né gli altri, contro il 4% degli olandesi e il 17% degli americani. Succede così - evidenzia l'economista Roberto Perotti - che "l'università italiana è frequentata in prevalenza dai ricchi, che si vedono finanziati i propri studi gratuiti dalle tasse di tutti, compresi i più poveri".

Un altro problema endemico del nostro Paese, ha rilevato la Commissione Europea con uno studio sulla flexicurity, è il livello di sicurezza sociale molto basso e il livello di flessibilità medio alto. Come scrivono Tito Boeri e Pietro Garibaldi nel libro Un nuovo contratto per tutti, "la flessibilità rischia di degenerare in precariato quando il passaggio da un lavoro all'altro, o meglio, da un contratto a tempo determinato a un altro, non è il risultato di una scelta personale che ha l'obiettivo di migliorarsi, di crescere professionalmente, di guadagnare di più, ma quando è invece un obbligo indotto da un mercato del lavoro rigido".
Accade così, soprattutto in Italia a corto di adeguati ammortizzatori sociali, che la maggior parte dei giovani - in cerca del primo impiego o di passaggio da un contratto all'altro - non percepisce alcun aiuto da parte dello Stato, a differenza del lavoratore a tempo indeterminato tutelato invece dalla liquidazione e dall'assegno di disoccupazione o dalla cassa integrazione. Non è più accettabile - scrivono Iezzi e Tornabuoni - che "a parità di mansioni il collaboratore parasubordinato e il lavoratore a termine guadagnano meno di quello assunto a tempo indeterminato".
In una bellissima scena dell'ultimo film di David Fincher, The Social Network, il presidente di Harvard Larry Summers dice a due suoi studenti: "Qui i laureati pensano che sia meglio inventarsi un lavoro che trovarne uno". Parole sante: peccato che in Italia, come evidenzia nel libro il presidente dei giovani di Confcommercio Paolo Galimberti, "le banche preferiscono finanziare le garanzie, non le idee". Paese che vai, usanze che trovi.

giovedì 20 gennaio 2011

Six more books for Dylan

Il menestrello di Duluth, Bob Dylan, ha raggiunto un accordo con l'editore Simon & Schuster per scrivere sei libri, tra i quali altri due volumi dell'autobiografia Chronicles più un altro sulla sua trasmissione radiofonica. Ma i restanti tre di cosa parleranno?

martedì 18 gennaio 2011

La versione di Barney

Nel bel libro di Mordecai Richler La versione di Barney, ultimo della sua vita da scrittore, c'è una citazione di Samuel Johnson che al reverendo Thomas Wharton scrisse: "Il fatto è che la morte non ascolta le nostre suppliche, né tiene in alcun conto le scadenze dei mortali". E chi c'è di più mortale di Barney Panofsky, protagonista indiscusso del romanzo dello scrittore canadese originario di Montreal?

Ora quello stesso Barney è appena sbarcato sugli schermi cinematografici italiani interpretato da un irresistibile (e da Oscar) Paul Giamatti, vera colonna portante della pellicola diretta da Richard J. Lewis. La sfida non era delle più facili, ossia portare al cinema uno degli autori più osannati dai fan in giro per il mondo e soprattutto uno dei loro antieroi per eccellenza, quel Barney produttore di film completamente inutili (Totally Unnecessary Productions, così si chiama la sua fantomatica casa di produzione), affascinante al punto da convolare a nozze per ben tre volte. Vedere perciò un attore del calibro di Paul Giamatti, di certo non il più bello su piazza, fa anche piacere e incoraggia i più sfortunati in quanto a fascino a sperare di essere almeno un pizzico fortunati in amore come il nostro Barney Panofsky.

Ci vorrebbe, però, la stessa dose di spregiudicatezza che il grottesco Don Giovanni nato dalla penna di Richler sprizza da ogni poro della sua pelle, e che il bravissimo Paul Giamatti riesce a rendere dalla prima all'ultima scena nonostante qualche caduta di stile del film. Sin dall'inizio si nota, infatti, che il regista ha voluto seguire per filo e per segno la trama così come articolata dallo scrittore canadese, quasi per paura di scontentate l'ampio pubblico di lettori e assumendo a tratti un piglio didascalico al fine di raccontare la storiella nient'altro che la storiella. A perderci è soprattutto la sottotrama che vede coinvolto il protagonista nella misteriosa scomparsa del suo migliore amico Boogie: l'avrà mica ucciso Barney, si chiedono tutti, famiglia compresa? A differenza del libro, invece di ambientare la parabola europea di Barney a Parigi, l'azione si sposta nella più mondana Roma (per mere questioni produttive: leggi alla voce Fandango).

La prima metà del film, almeno fino al (terzo) matrimonio di Panofsky con Miriam (la donna che lo farà diventare anche padre), è davvero spassosa: imperdibili i duetti con il padre, interpretato da un bravo Dustin Hoffman. A lungo andare, però, sembra prendere il sopravvento un eccessivo tasso di romanticismo che fa perdere alla figura di Barney quella sfacciataggine che l'aveva contraddistinto, nel bene e nel male, sin dall'inizio del racconto. Resta però impresso negli occhi dello spettatore quel sorriso sbarazzino di un uomo fragile, sregolato, donnaiolo, bambino, fumatore incallito e alcolizzato instancabile nonostante la malattia che avanza e la morte che chiede il conto alla vita, una vita superba di un antieroe dalle sembianze umane, troppo umane.

Voto ***

lunedì 3 gennaio 2011

King David

Il 2011 sarà l'anno dell'uscita del nuovo libro, postumo purtroppo, del compianto David Foster Wallace. Titolo: The Pale King.