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giovedì 1 settembre 2011

May you find what you love...

È tempo di voltare pagina per aprirne un’altra. Questo sarà il mio ultimo post sul blog Land of Hope and Dreams. Mi sono appena lasciato alle spalle l’estate più bella della mia vita, un’estate all’insegna della serendipity, un’estate durante la quale le cose più indimenticabili le ho vissute quasi per caso, senza volerlo. Mi è solo bastato non voltare le spalle alla vita, come spesso mi è capitato di fare in passato.
Ora mi ritrovo di nuovo qui a Milano, alla vigilia di un’altra avventura lavorativa come stagista dopo quella dell’anno scorso in terra americana alla RAI di New York. Non vedo l’ora di iniziare, anche se il pensiero continua e continuerà ad andare agli ultimi due mesi (luglio e agosto), in parte trascorsi in giro per mezza Europa con un biglietto InterRail e insieme a due grandi amici, e alle ultime interminabili settimane passate nella mia cara Salerno.
A ripensarci ora, tutto sembra essersi svolto alla perfezione, come se non avessi potuto chiedere di meglio alla vita. Continuo a pensare di essere un ragazzo fortunato, anche se troppo spesso me ne dimentico. Non so cosa sarà di me in futuro, so soltanto che nei prossimi mesi avrò delle importanti scadenze da rispettare (su tutte l’esame di stato a ottobre per diventare giornalista professionista).
Sono ancora alla ricerca della mia strada, ma forse non ne esiste solo una da imboccare per poi adagiarsi tutta una vita. Non funziona così il mondo: questo da un lato mi spaventa, dall’altro mi dà forza perché so di avere ancora la giovinezza dalla mia parte. Saluto con affetto i pochi lettori del blog che hanno condiviso i miei sogni e le mie speranze a suon di musica, cinema e viaggi. Non so quando, e se, riaprirò un altro blog dove poter riallacciare un dialogo con vecchi e, magari, nuovi amici.
Spero di non perdere, strada facendo, quella passione che mi ha spinto fin qui. Spero di non perdere quella poca fiducia che ancora ripongo in ciò che mi circonda. Auguro a tutti un futuro all’altezza delle proprie ambizioni, qualunque esse siano, nella speranza che ognuno di voi possa alla fine del viaggio trovare ciò che più ama al mondo. Stay hungry, stay foolish folks, and don’t stop believing in your dreams!

martedì 14 settembre 2010

Vita da stagista #4

Durante questo mio stage a Rai Corporation sto avendo modo di capire cosa voglia dire fare del buon giornalismo (e viceversa). Io ho avuto la fortuna di lavorare per il Tg3 insieme al corrispondente Oliviero Bergamini, un vero giornalista, curioso e pronto a coprire storie capaci di spiegare un pezzetto, ma pur sempre significativo, di realtà newyorkese e americana. Dopo il servizio su 5POINTZ e sui 99ers, siamo andati insieme al producer David nel New Jersey ad intervistare un sergente dell’esercito che ha perso entrambe le gambe in Iraq. L’intervista non era facile da condurre vista la profonda ritrosia del veterano ad esprimersi politicamente sui conflitti in Iraq ed Afghanistan. “Non ho nessun rammarico”, ci ha detto il sergente riferendosi alle sue tre missioni in terra irachena, confidandoci di averlo fatto per il bene della sua Patria. Non ha cambiato idea nemmeno dopo aver perso le gambe, forse anche per giustificare questo suo amaro destino. La cosa che più mi ha colpito appena arrivati a Union Beach, nel New Jersey, è stata la grande bandiera a stelle e strisce che sventolava forte sulla sua casa. “Focus on what you have, not on what you do not have”, ci ha detto il veterano, intendendo che ormai non ha più senso pensare alle gambe perdute per sempre in battaglia. Meglio sarebbe concentrarsi su ciò che si ha ancora, come ad esempio la famiglia, una moglie e dei figli insieme ai quali crescere e superare i momenti di sconforto. Nel concludere la lunga intervista, mentre il sergente ci stava mostrando ciò che ogni mattina deve fare per salire e scendere dall'auto, mi è venuto in mente di fargli un’ultima domanda su quella splendida bandiera sventolante sopra le nostre teste. “When you see that flag over your house, what do you think? How do you feel? What does it mean for you?”. Per un attimo il veterano si è commosso, come se tutta la sua sicurezza fosse svanita nel rispondere a una domanda che aveva sfiorato i ricordi più tristi (sugli amici persi lungo la strada) e le convinzioni più forti (su una Patria con una storia da onorare anche a costo di perdere una parte di se stessi in guerra).

sabato 21 agosto 2010

Metti una sera a Broadway


Arthur l’ho conosciuto lo scorso aprile durante il fantastico viaggio canadese che mi ha portato anche a Boston e New York. Qualche giorno fa ci siamo rivisti qui a NYC. Siamo andati a vedere insieme una commedia a BroadwayLend me a Tenor per la regia di Stanley Tucci – e devo ammettere che mi sono divertito moltissimo. Dopo lo spettacolo abbiamo aspettato fuori dal teatro per incontrare gli attori, Arthur in cerca di una foto con Tony Shalhoub. Io me la sono fatta con una delle attrici, la bionda. Fuori pioveva e noi, imperterriti, abbiamo atteso invano l’arrivo di Tony. Alla fine abbiamo visto spuntare dall’uscita del teatro il calciatore francese Thierry Henry insieme a una sventola biondona da paura. Stanchi ormai di aspettare, ci siamo spostati nel Lower East Side per raggiungere Pat e Teo. Qui abbiamo bevuto qualche birra, parlato finalmente un po’ inglese (troppo abituati all’italiano della Rai) e dopo una lunga e divertente serata abbiamo scattato una foto per immortalare la reunion . Alla prossima Arthur, magari a settembre al Toronto Film Festival. See you soon mate!