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mercoledì 26 gennaio 2011

That's ridiculous!

Un senatore di New York, Karl Kruger, ha proposto di vietare ai pedoni di ascoltare musica con i lettori mp3 o di parlare al cellulare mentre attraversano la strada. Motivo: diverse persone hanno perso la vita per la loro distrazione. Per chi sgarra, ci sarà una multa pari a 100 dollari. "That's ridiculous", è stato il commento di una newyorker intervistata alla Tv.

domenica 19 dicembre 2010

Every Person in New York

A New York c'è un tizio che ha intenzione di disegnare i volti di tutti i New Yorkers. La cosa bella è che accetta anche appuntamenti.

martedì 14 settembre 2010

I love New York City!!!

Capita di vedere un film open air nel cuore pulsante di Central Park, dove centinaia di new yorker (o aspiranti tali, come me) si riuniscono per guardare tutti insieme una pietra miliare della cinematografia a stelle e strisce, a firma Woody Allen, capace di catturare su pellicola l’anima di una città dai mille volti e dalle innumerevoli maschere. Bastano pochi secondi, con la Rapsodia in blu di George Gershwin a fare da sfondo musicale alle prime indimenticabili sequenze di Manhattan, per far scattare un applauso generale, come se tutti gli spettatori - avidi di vedere per l’ennesima volta una pellicola consumata nel corso degli anni – fossero sintonizzati sulla stessa frequenza, pronti a gustarsi l’esplosione su schermo di luci (notturne) e di colori (diurni) tipici di New York City. E la trama, raccontandoci le vicende di un adulto che non vuol proprio crescere, innamorato (per modo di dire) di una ragazzina sin troppo matura, sembra ricalcare le orme di una metropoli dura e romantica come poche altre sanno essere al tempo stesso. I love NYC!

Vita da stagista #4

Durante questo mio stage a Rai Corporation sto avendo modo di capire cosa voglia dire fare del buon giornalismo (e viceversa). Io ho avuto la fortuna di lavorare per il Tg3 insieme al corrispondente Oliviero Bergamini, un vero giornalista, curioso e pronto a coprire storie capaci di spiegare un pezzetto, ma pur sempre significativo, di realtà newyorkese e americana. Dopo il servizio su 5POINTZ e sui 99ers, siamo andati insieme al producer David nel New Jersey ad intervistare un sergente dell’esercito che ha perso entrambe le gambe in Iraq. L’intervista non era facile da condurre vista la profonda ritrosia del veterano ad esprimersi politicamente sui conflitti in Iraq ed Afghanistan. “Non ho nessun rammarico”, ci ha detto il sergente riferendosi alle sue tre missioni in terra irachena, confidandoci di averlo fatto per il bene della sua Patria. Non ha cambiato idea nemmeno dopo aver perso le gambe, forse anche per giustificare questo suo amaro destino. La cosa che più mi ha colpito appena arrivati a Union Beach, nel New Jersey, è stata la grande bandiera a stelle e strisce che sventolava forte sulla sua casa. “Focus on what you have, not on what you do not have”, ci ha detto il veterano, intendendo che ormai non ha più senso pensare alle gambe perdute per sempre in battaglia. Meglio sarebbe concentrarsi su ciò che si ha ancora, come ad esempio la famiglia, una moglie e dei figli insieme ai quali crescere e superare i momenti di sconforto. Nel concludere la lunga intervista, mentre il sergente ci stava mostrando ciò che ogni mattina deve fare per salire e scendere dall'auto, mi è venuto in mente di fargli un’ultima domanda su quella splendida bandiera sventolante sopra le nostre teste. “When you see that flag over your house, what do you think? How do you feel? What does it mean for you?”. Per un attimo il veterano si è commosso, come se tutta la sua sicurezza fosse svanita nel rispondere a una domanda che aveva sfiorato i ricordi più tristi (sugli amici persi lungo la strada) e le convinzioni più forti (su una Patria con una storia da onorare anche a costo di perdere una parte di se stessi in guerra).

martedì 3 agosto 2010

Sono un ragazzo fortunato

Primo weekend da New Yorker. Sabato 31 luglio, concerto del mitico Jovanotti a Central Park per la manifestazione Summer Stage: decidiamo di andare insieme a Giulia, Laura, Clea e gli amici Fabio e Alessia (ex stagisti a Rai Corporation in trasferta da Toronto). Ci sono molti connazionali ad attendere l’esibizione del nostro Lorenzo Cherubini. Il concerto inizia alle tre del pomeriggio, ma per Jovanotti bisognerà attendere prima che altri due gruppi si esibiscano. Il tempo non ci manca, la musica nemmeno, i posti a sedere ci sono, quindi occhio agli orologi ché alle 17:30 iniziano le danze italiane. C’è anche una troupe del Tg3 a riprendere Jovanotti, peccato non averlo potuto incontrare di persona. Central Park è una location perfetta per un concerto estivo immersi in una foresta di alberi all’apparenza senza fine. E pensare che a due passi continua la vita frenetica di una delle metropoli più caotiche al mondo. Ecco perché amo così tanto questo parco meraviglioso che tra i suoi sentieri e prati verdi ti fa sentire come in una casa al riparo dallo smog infernale delle strade. Ma il nostro sabato non finisce qui: decidiamo infatti di andare in serata a Williamsburg al Brooklyn Bowl per giocare a bowling. Alla fine ci sediamo a mangiare qualcosa mentre una blues-band ci delizia ad alto volume con della buona musica live. Finalmente ho l’occasione di ascoltare qualcosa dal vivo nella magica New York, in attesa di realizzare il mio sogno musicale in un fumoso locale jazz di qualche seminterrato di Manhattan. Sooner or later…