No matter how far wrong you've gone
You can always turn around

Che emozione rivedere queste immagini di New York. E pensare a tutte le volte che ci sono entrato e uscito dall'instancabile metropolitana newyorkese durante il mio indimenticabile periodo di stage a RAI Corporation. New York City mi ha stregato, in un certo senso mi ha anche drogato facendomene sentire enormemente la mancanza una volta ritornato in Italia. Ma dentro il cuore so che la mia storia con la Grande Mela non è ancora finita, almeno lo spero. Lo so che c'è ancora uno spicchio di sogno americano ad aspettarmi lì da qualche parte nel tempo e nello spazio. Io lo so.
Esattamente 50 anni fa, nel gennaio del 1961, Bob Dylan approdò a New York City. Il resto è Storia.
Quanto avrei voluto trovarmi a New York nel momento in cui hanno acceso le luci del bellissimo alberto di Natale del Rockfeller Center. Qui c'è il video.
Luca e Cristina sono due italiani trasferitisi ormai da qualche anno nella Grande Mela per lavoro. Li ho incontrati proprio dall’altra parte dell’Oceano, abbiamo parlato delle nostre relative esperienze, ci siamo scambiati punti di vista differenti sulla nostra amata (e odiata) Italia e sull’America che mi avrebbe ospitato tra le sue braccia per i prossimi due mesi e mezzo. Dopo una serata trascorsa insieme, tornando a casa trovo una mail di Luca e Cristina per propormi una collaborazione con il loro sito iNewYork.it: fino al termine del mio stage newyorkese avrei dovuto scrivere alcuni articoli su personaggi italiani che hanno contribuito, nel bene e nel male, a fare la Storia di New York City. È nata così la mia rubrica Romanzo Tricolore, iniziata con il racconto della vita del piccolo fiore del Bronx, Fiorello la Guardia, sindaco indimenticato della Grande Mela tra il 1933 e il 1945. Grazie mille per l’opportunità che mi avete dato, Luca e Cristina, ve ne sarò per sempre grato (e voi sapete perché). Good luck and goodbye!
Capita di vedere un film open air nel cuore pulsante di Central Park, dove centinaia di new yorker (o aspiranti tali, come me) si riuniscono per guardare tutti insieme una pietra miliare della cinematografia a stelle e strisce, a firma Woody Allen, capace di catturare su pellicola l’anima di una città dai mille volti e dalle innumerevoli maschere. Bastano pochi secondi, con la Rapsodia in blu di George Gershwin a fare da sfondo musicale alle prime indimenticabili sequenze di Manhattan, per far scattare un applauso generale, come se tutti gli spettatori - avidi di vedere per l’ennesima volta una pellicola consumata nel corso degli anni – fossero sintonizzati sulla stessa frequenza, pronti a gustarsi l’esplosione su schermo di luci (notturne) e di colori (diurni) tipici di New York City. E la trama, raccontandoci le vicende di un adulto che non vuol proprio crescere, innamorato (per modo di dire) di una ragazzina sin troppo matura, sembra ricalcare le orme di una metropoli dura e romantica come poche altre sanno essere al tempo stesso. I love NYC!