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martedì 14 settembre 2010

Vita da stagista #4

Durante questo mio stage a Rai Corporation sto avendo modo di capire cosa voglia dire fare del buon giornalismo (e viceversa). Io ho avuto la fortuna di lavorare per il Tg3 insieme al corrispondente Oliviero Bergamini, un vero giornalista, curioso e pronto a coprire storie capaci di spiegare un pezzetto, ma pur sempre significativo, di realtà newyorkese e americana. Dopo il servizio su 5POINTZ e sui 99ers, siamo andati insieme al producer David nel New Jersey ad intervistare un sergente dell’esercito che ha perso entrambe le gambe in Iraq. L’intervista non era facile da condurre vista la profonda ritrosia del veterano ad esprimersi politicamente sui conflitti in Iraq ed Afghanistan. “Non ho nessun rammarico”, ci ha detto il sergente riferendosi alle sue tre missioni in terra irachena, confidandoci di averlo fatto per il bene della sua Patria. Non ha cambiato idea nemmeno dopo aver perso le gambe, forse anche per giustificare questo suo amaro destino. La cosa che più mi ha colpito appena arrivati a Union Beach, nel New Jersey, è stata la grande bandiera a stelle e strisce che sventolava forte sulla sua casa. “Focus on what you have, not on what you do not have”, ci ha detto il veterano, intendendo che ormai non ha più senso pensare alle gambe perdute per sempre in battaglia. Meglio sarebbe concentrarsi su ciò che si ha ancora, come ad esempio la famiglia, una moglie e dei figli insieme ai quali crescere e superare i momenti di sconforto. Nel concludere la lunga intervista, mentre il sergente ci stava mostrando ciò che ogni mattina deve fare per salire e scendere dall'auto, mi è venuto in mente di fargli un’ultima domanda su quella splendida bandiera sventolante sopra le nostre teste. “When you see that flag over your house, what do you think? How do you feel? What does it mean for you?”. Per un attimo il veterano si è commosso, come se tutta la sua sicurezza fosse svanita nel rispondere a una domanda che aveva sfiorato i ricordi più tristi (sugli amici persi lungo la strada) e le convinzioni più forti (su una Patria con una storia da onorare anche a costo di perdere una parte di se stessi in guerra).

mercoledì 18 agosto 2010

Vita da stagista #3

La mia vita da stagista a Rai Corporation a tratti è noiosa, ma è anche molto esaltante, soprattutto se mi capita di uscire in esterna a girare con la troupe. E’ capitato diverse volte, specialmente da quando è arrivato Oliviero Bergamini. Siamo andati a Ground Zero, di fronte all’edificio che dovrebbe ospitare una moschea proprio a due passi dal cratere delle Torri gemelle. Poi abbiamo fatto delle interviste a 5POINTZ, nel Queens, considerato la Mecca per i writers di tutto il mondo. E’ un posto dove qualsiasi appassionato di graffiti può trovare uno spazio sul quale scaricare la propria fantasia artistica. Ce ne sono di migliori e di peggiori, ma avere l'opportunità di vedere tutti questi graffiti diversi, e gli uni vicini agli altri, è davvero imperdibile.
Durante queste prime settimane di stage sono anche riuscito ad organizzare una intervista per Oliviero sul tema dei 99ers, ovvero coloro che negli Stati Uniti si ritrovano senza più sussidi di disoccupazione dopo averne ricevuto per 99 settimane di seguito. Abbiamo intervistato Connie, una signora senza lavoro da più di un anno che ci ha spiegato con passione e un pizzico di commozione la sua storia in comune con quella di tanti altri americani rimasti privi di sostegni economici.
Ci ha anche parlato di persone suicidatesi perché incapaci di trovare una via d’uscita dal tunnel dell'unemployment che sta ferendo nel profondo l’anima di un' America ancora nella morsa della crisi. Connie però ci ha più volte ripetuto: “I don’t give up, I don’t give up”. Good luck, Connie. Good luck, America.