Cliccate sopra la front page per leggere le simpatiche didascalie delle foto!
Visualizzazione post con etichetta world picture. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta world picture. Mostra tutti i post
giovedì 13 maggio 2010
sabato 13 febbraio 2010
domenica 7 febbraio 2010
La bellezza e l'inferno secondo Steve McCurry
«La maggior parte di quello che ho cercato e fatto nella vita è stato vagabondare e osservare il mondo. Cosa c’è di più meraviglioso?». Parola di Steve McCurry, fotografo statunitense premiato due volte con il World Press Photo Awards. La sua mostra Sud-est, prorogata fino al prossimo 28 febbraio al Palazzo della Ragione di Milano, raccoglie circa 200 scatti organizzati in sei differenti sezioni: L’altro, Il silenzio e il viaggio, Guerra, Gioia, Infanzia, Bellezza. Il viaggio, nella poetica di McCurry, viene prima della fotografia, quando si visita un paese nuovo a passo lento: «In questo modo – evidenzia il fotografo – impercettibilmente la vita ci penetra sotto la pelle, ed è come bere da un bicchiere sempre colmo».
Nella sezione L’altro sono esposti i ritratti che McCurry ha “rubato” in giro per il mondo, dall’Afghanistan al Tibet fino all’India. Secondo il fotografo Philippe Halsman, «un vero ritratto dovrebbe testimoniare, sia oggi che tra cento anni, l’aspetto di una persona, ma anche il tipo di umanità che porta con sé». È proprio l’umanità dei soggetti fotografati a colpire l’immaginario di Steve McCurry, perché «osservare un viso è come guardare dentro un pozzo, sul fondo si compone un riflesso, ed è l’anima che si lascia intravedere».
Nella sezione Guerra, invece, sono le conseguenze dei conflitti ad emergere dalle foto di McCurry. Di ritorno da un viaggio in Tibet il 10 settembre 2001, il fotografo assiste il giorno dopo, dalla finestra del suo studio di New York, alla distruzione delle Torri Gemelle. Il passaggio dal silenzio del viaggio alla guerra scoppiata in casa trova la giusta armonia negli scatti della tragedia americana. Sui paesaggi della prima guerra del golfo in Kuwait, McCurry scrive: «Seicento pozzi di petrolio in fiamme, il cielo nero e denso più della notte, animali agonizzanti, corpi carbonizzati: questo è l’inferno».
Nella mostra Sud-Est, che testimonia dei viaggi intrapresi da Steve McCurry nel Sud e nell’Est del mondo, c’è anche spazio per la Gioia e la Bellezza. Dagli scenari di guerra si passa a scene di vita quotidiana all’insegna della felicità capace di distendere gli animi del mondo. «Dietro ad ogni immagine c’è una storia, ed è la storia che voglio incorniciare», ammette l’autore. Di qui il passo verso la Bellezza è breve, con il celebre scatto della bambina afgana dagli occhi verdi. Una bellezza che sembra essere l’ultima risorsa contro il dilagare dell’inferno in terra. Come diceva Albert Camus, «l'inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia».
Nella sezione L’altro sono esposti i ritratti che McCurry ha “rubato” in giro per il mondo, dall’Afghanistan al Tibet fino all’India. Secondo il fotografo Philippe Halsman, «un vero ritratto dovrebbe testimoniare, sia oggi che tra cento anni, l’aspetto di una persona, ma anche il tipo di umanità che porta con sé». È proprio l’umanità dei soggetti fotografati a colpire l’immaginario di Steve McCurry, perché «osservare un viso è come guardare dentro un pozzo, sul fondo si compone un riflesso, ed è l’anima che si lascia intravedere».
Nella sezione Guerra, invece, sono le conseguenze dei conflitti ad emergere dalle foto di McCurry. Di ritorno da un viaggio in Tibet il 10 settembre 2001, il fotografo assiste il giorno dopo, dalla finestra del suo studio di New York, alla distruzione delle Torri Gemelle. Il passaggio dal silenzio del viaggio alla guerra scoppiata in casa trova la giusta armonia negli scatti della tragedia americana. Sui paesaggi della prima guerra del golfo in Kuwait, McCurry scrive: «Seicento pozzi di petrolio in fiamme, il cielo nero e denso più della notte, animali agonizzanti, corpi carbonizzati: questo è l’inferno».
Nella mostra Sud-Est, che testimonia dei viaggi intrapresi da Steve McCurry nel Sud e nell’Est del mondo, c’è anche spazio per la Gioia e la Bellezza. Dagli scenari di guerra si passa a scene di vita quotidiana all’insegna della felicità capace di distendere gli animi del mondo. «Dietro ad ogni immagine c’è una storia, ed è la storia che voglio incorniciare», ammette l’autore. Di qui il passo verso la Bellezza è breve, con il celebre scatto della bambina afgana dagli occhi verdi. Una bellezza che sembra essere l’ultima risorsa contro il dilagare dell’inferno in terra. Come diceva Albert Camus, «l'inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia».
martedì 29 dicembre 2009
Il pittore della solitudine a Palazzo Reale
di Paolo MassaEdward Hopper firmava le sue opere già a dieci anni. Sin da bambino adorava disegnare, e per esercitarsi copiava dai libri le illustrazioni. La sua arte è protagonista a Palazzo Reale con una mostra promossa dal Comune di Milano e dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York.
to be continued...
Impressioni fotografiche tra Milano e Mosca
di Paolo Massa«Quando mi trovo in un luogo che non conosco, ho bisogno di cercare un punto di osservazione per poter costruire visivamente un rapporto tra me e lo spazio, per leggere e capire il luogo attraverso la sua forma». E' la poetica del fotografo milanese Gabriele Basilico, come ricorda la mostra Milano ritratti di fabbriche 1978-1980, che raccoglie il primo progetto dell’autore realizzato trent’anni fa nel capoluogo lombardo, e il suo ultimo lavoro dedicato alla capitale russa, Mosca verticale 2007-2008, entrambi in mostra allo Spazio Oberdan di Milano.
to be continued...
venerdì 25 dicembre 2009
martedì 20 ottobre 2009
Cronache olandesi #6

Cinema Pathé! ad Amsterdam
Capitolo cinema. Anche una delle mie più grandi passioni ha avuto la sua parte durante questo viaggio in terra olandese. Appena arrivato ad Amsterdam, infatti, ho da subito notato per strada le locandine del nuovo film di Michael Mann, Public Enemies, con Johnny Depp nei panni del rapinatore di banche John Dilinger. Uscito a fine luglio, proprio in concomitanza con il mio arrivo, ho deciso che appena possibile ci sarei andato. E così ho fatto.In un cinema della catena Pathé! ho acquistato il biglietto (ben 9,50 euro nonostante fosse uno spettacolo del pomeriggio) e mi son visto il film rigorosamente in versione originale con i sottotitoli in olandese. Una grande cosa, molto diffusa nei paesi del nord Europa, che in Italia stenta purtroppo a decollare. Tra l’altro, proprio nell’attesa che i film vengano doppiati, noi spettatori italiani non possiamo vederli il prima possibile. Basti pensare, ad esempio, che a fine agosto, in Olanda, già avremmo potuto gustarci il nuovo film di Quentin Tarantino Inglorious Basterds. Che invidia!
Sempre a proposito di cinema, con Mario abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati a casa di un suo amico, Ali, impegnato ad Amsterdam nell’arredamento di un grande albergo in centro. Abbiamo alloggiato nel simpatico palazzo del Silodam, molto simile alle costruzioni Lego. A inizio agosto, proprio vicino casa nostra, ci siamo accorti dell’esistenza di uno stravagante festival del film, Open Air Film Festival, dove ogni sera proiettavano all’aria aperta pellicole indipendenti. Passando di lì mi son fermato a chiedere a una ragazza dello staff quanto costasse l’ingresso. “It’s free”, mi dice la ragazza. Grandioso!
La sera dopo, con Mario, scendiamo per andare a vedere di persona. Quel giorno proiettavano il film francese Louise-Michel, sempre in originale però con i sottotitoli in inglese. La cosa incredibile di questo festival è lo schermo montato su una serie di container messi l’uno sopra l’altro, mentre le poltrone del cinema sono delle sdraio adagiate su un soffice manto di sabbia a mo’ di spiaggia. C’erano tra l’altro anche due auto dismesse che fungevano da sedili per chiunque arrivasse in tempo per il film. Noi, quella sera, ci siamo seduti per terra: un po’ scomodo, ma comunque indimenticabile l’atmosfera respirata in quegli attimi di cinema open air.
Cronache olandesi #5
Capitolo biciclette. All’inizio Amsterdam non mi sembrava una capitale europea particolarmente originale, con una propria distinguibile personalità, magari che non facesse riferimento ai coffee shops oppure al quartiere a luci rosse. E invece, non appena abbiamo cominciato a girare in bici per le sue strade e i suoi canali, ho iniziato a rivalutarla positivamente. Andare in bici ti fa sentire quasi uno del posto, ti permette di osservare i tanti modi di usarle (senza mani, con un mazzo di fiori in mano, ascoltando musica, con i propri figli avanti e indietro).
Amsterdam, insomma, una propria personalità ce l’ha, e già il fatto di vedere tutte queste bici per strada ti dà il senso di una tradizione così forte nella cittadinanza, un indiscutibile segno di progresso e civiltà che permette di far circolare meno auto e di tenersi comunque in discreta forma fisica. Magari Amsterdam non è il centro del mondo come Londra, nonostante la sua società sia ricca di etnie differenti, ma è comunque un’importante capitale europea molto, molto vivibile. E questo è già tanto per i tempi che corrono (vedi, per esempio, Roma o Milano).
Amsterdam, insomma, una propria personalità ce l’ha, e già il fatto di vedere tutte queste bici per strada ti dà il senso di una tradizione così forte nella cittadinanza, un indiscutibile segno di progresso e civiltà che permette di far circolare meno auto e di tenersi comunque in discreta forma fisica. Magari Amsterdam non è il centro del mondo come Londra, nonostante la sua società sia ricca di etnie differenti, ma è comunque un’importante capitale europea molto, molto vivibile. E questo è già tanto per i tempi che corrono (vedi, per esempio, Roma o Milano).
P.S. Un ringraziamento particolare a Mario per la (mia) bella foto in bicicletta!
to be continued...
Cronache olandesi #4
Cronache olandesi #4
Cronache olandesi #4

Apriamo il capitolo dei musei. Durante questo mio viaggio in terra olandese, non mi sarei mai aspettato di visitarne tanti per la modica cifra di 0 (zero) euro grazie al mio inaspettato lasciapassare: il tesserino da pubblicista. “Is there discount for journalist?”, questo il mio motto ogni volta che varcavo la soglia di un nuovo museo.
Ma il museo che più mi ha sorpreso, oltre alla straziante casa di Anne Frank, è stato quello dedicato a Multatuli, uno scrittore olandese del XIX secolo, critico nei confronti della politica coloniale e schiavista del suo paese in Indonesia. Sulla guida avevamo letto con Mario della possibilità di entrare gratis, così non potevamo farci sfuggire una tale occasione a buon mercato. Bussiamo alla porta del Multatuli Museum e ci viene ad aprire una signora che in perfetto inglese ci invita ad entrare. A un certo punto ci fa accomodare e inizia a raccontarci la storia di questo Multatuli – che in latino significa “ho molto sofferto”, ma il suo vero nome è Eduard Douwes Dekker – autore del libro Max Havelaar pubblicato nel 1860.
Un’esperienza incredibile dal momento che nel museo ci siamo solo io e Mario con una guida personalizzata completamente a nostra disposizione. Dopo questa iniziale chiacchierata, la signora ci accompagna al piano di sopra dove ci mostra le stanze e gli scritti dell’autore olandese, compresa la poltrona dove morì. Un piccolo museo davvero curioso, anche solo per l’ebbrezza di fare una chiacchierata in inglese con la gentile guida. Da non perdere.
Ma il museo che più mi ha sorpreso, oltre alla straziante casa di Anne Frank, è stato quello dedicato a Multatuli, uno scrittore olandese del XIX secolo, critico nei confronti della politica coloniale e schiavista del suo paese in Indonesia. Sulla guida avevamo letto con Mario della possibilità di entrare gratis, così non potevamo farci sfuggire una tale occasione a buon mercato. Bussiamo alla porta del Multatuli Museum e ci viene ad aprire una signora che in perfetto inglese ci invita ad entrare. A un certo punto ci fa accomodare e inizia a raccontarci la storia di questo Multatuli – che in latino significa “ho molto sofferto”, ma il suo vero nome è Eduard Douwes Dekker – autore del libro Max Havelaar pubblicato nel 1860.
Un’esperienza incredibile dal momento che nel museo ci siamo solo io e Mario con una guida personalizzata completamente a nostra disposizione. Dopo questa iniziale chiacchierata, la signora ci accompagna al piano di sopra dove ci mostra le stanze e gli scritti dell’autore olandese, compresa la poltrona dove morì. Un piccolo museo davvero curioso, anche solo per l’ebbrezza di fare una chiacchierata in inglese con la gentile guida. Da non perdere.
to be continued...
giovedì 17 settembre 2009
Cronache olandesi #3
31/07/2009 - Partito il 29 luglio da solo, Mario mi raggiunge il giorno dopo. Così il 31 iniziamo la nostra visita, guida Lonely Planet alla mano, dell’assolata capitale olandese. E proprio il sole, alla fine dei conti, si è rivelato il nostro più grande alleato. Per ben due settimane, infatti, soltanto due giorni la pioggia ci ha creato qualche grattacapo. Oltre al sole battente, però, un’altra cosa mi ha colpito in quel di Amsterdam: le ragazze olandesi, davvero carine, in giro per la città sulle loro inseparabili biciclette. Ho visto addirittura signore incinte, e non di poco, sfrecciare in bici mantenendosi con una mano il pancione e con l’altra il manubrio. Non c’è che dire: delle vere e proprie equilibriste su due ruote.
to be continued...
to be continued...
Cronache olandesi #2
L’arrivo ad Amsterdam è strepitoso, in particolare l’impatto col bel treno che mi porterà dal mega aeroporto di Schipol alla stazione centrale: un Intercity equivalente, per comfort, al nostro Eurostar. Da subito capisco di trovarmi in un altro mondo rispetto all’Italia. Basta solo guardarsi intorno, appena fuori la stazione, e ammirare le centinaia e centinaia di bici parcheggiate in appositi e ampi parcheggi per farti venire la voglia di emigrare in terra olandese. Qui la precedenza ce l’hanno quasi sempre le bici, anche rispetto ai poveri pedoni che non sanno mai dove guardare prima di attraversare. Comunque il primo giorno, in attesa di Mario, comincio a girare per Amsterdam a piedi e dopo un po’ decido di andare alla biblioteca vicino la stazione, la Openbare Biblioteek. Sulla guida avevo letto della possibilità di collegarsi gratis a Internet, così ci vado e provo a chiedere. Non credo ai miei occhi e alle mie orecchie: ci sono tante di quelle postazioni computer al pianterreno, e anche al terzo piano, che è quasi impossibile rimanere a secco. Per non parlare della sala lettura con quotidiani e riviste da tutto il mondo. Ogni sera, a fine giornata, questo è stato il luogo dove ho sfogliato il Corriere della Sera, l’International Herald Tribune, l’Economist, Newsweek e il Time, il Guardian e il Times, e last but not least il Financial Times. Un sogno ad occhi aperti.
to be continued...
Cronache olandesi #1
29/07/2009 - Partenza col botto. Vado a prendere il mio amico Mario sotto casa. Tutto pronto per il decollo dall’aeroporto Capodichino di Napoli. Basta un attimo, però, e Mario si ricorda di essersi dimenticato la carta d’identità. Ritorna indietro a prenderla, e meno male che non ci eravamo ancora avviati. Passano i minuti ma la carta d’identità non spunta fuori. Morale della favola (se così vogliamo chiamarla): sono costretto a partire da solo per Amsterdam. Mario mi raggiungerà non so quando. Parto così un po’ preoccupato, soprattutto perché non conosco nemmeno il nostro contatto per l’alloggio lì in Olanda: so solo che si chiama Samir, ho il suo numero di cellulare e un appuntamento vicino all’hotel Ibis vicino la stazione di Amsterdam. Il dado è tratto, dunque. La partenza non è rimandabile. Amsterdam mi sta aspettando per la prima volta, e io sto aspettando lei. Peccato che l’aereo abbia un ritardo di oltre un’ora. Proprio una partenza col botto, insomma.
to be continued...
to be continued...
lunedì 14 settembre 2009
Once upon a time
di Gianni RiottaUltimi a dimenticare saranno i familiari delle vittime. Uno dei caduti era Rick Rescorla, veterano della battaglia di Ia Drang in Vietnam, 1965, responsabile della sicurezza per la finanziaria Morgan-Stanley/Dean Witter, che evacuati 2.700 colleghi ritornò nella Torre ad aiutare gli altri sbandati, cantando per rincuorarli nel buio e nel fumo vecchie ballate della Cornovaglia. Poco prima aveva scritto a un amico, «credevamo di essere stati fortunati a scampare al fuoco di Ia Drang e invece ci tocca ora morire da vecchi in ospedale, abbiamo perduto il nostro kairos, la grazia e il destino». Il destino da eroe che Rick credeva smarrito l'attendeva, paziente e irriducibile, l'undici di settembre del 2001. E oggi l'America, e con lei il mondo, ancora si interrogano se il destino prossimo sarà di pace e prosperità, di crisi, di guerra o di una confusa combinazione di tutti gli elementi, in una Storia che solo gli scolaretti timidi del primo giorno di asilo 2009 vedranno fino in fondo.
Etichette:
hic et nunc,
pensieri e parole,
world picture
domenica 13 settembre 2009
giovedì 27 agosto 2009
domenica 19 luglio 2009
mercoledì 15 luglio 2009
martedì 7 luglio 2009
lunedì 6 luglio 2009
giovedì 2 luglio 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)















