venerdì 29 maggio 2009

Listening to "Dylanesque"

La versione originale di Simple Twist of Fate di Bob Dylan già di per sé è straordinaria, ma altrettanto sorprendente è la cover interpretata alla grande da Bryan Ferry.

lunedì 25 maggio 2009

sabato 23 maggio 2009

Il canto della speranza



Una storia nella Storia. Così si può descrivere Il canto di Paloma diretto dalla regista peruviana Claudia Llosa, film vincitore dell'Orso d'oro all'ultimo Festival del cinema di Berlino. La storia (con la "s" minuscola) ci narra la triste vicenda di Fausta (interpretata da una splendida e altrettanto intensa Magaly Solier, che canta anche i brani del film). Sullo sfondo, invece, la Storia (con la "S" maiuscola) del Perù, che tra il 1980 e il 1992 fu sconvolto da un periodo di violenze ad opera del movimento maoista, diviene il contesto a partire dal quale si spiega anche il titolo originale della pellicola, La teta asustada, in riferimento al "latte del dolore" con il quale le tante donne violentate dai terroristi hanno poi contagiato - secondo superstiziose leggende popolari - i loro figli.

Proprio come Fausta, "infettata" dal latte materno, che per paura di essere violata nella sua verginità deciderà di inserire nella propria vagina una patata a mo' di contraccettivo. E dalla morte dell'amata madre, che cantando racconterà prima di morire alla figlia la tragica esperienza dello stupro, Fausta inizierà un percorso che nell'arco del film la porterà a conquistare quella libertà mai provata prima. E' la paura di qualsiasi contatto con gli uomini, infatti, a farla rinchiudere in un universo tutto suo, ben descritto da una regia che si sofferma spesso sulle movenze lente e riflessive e sul volto, sugli occhi e sul corpo immacolato di Fausta, a sottolineare bene la solitudine che la circonda.

Mentre la cugina si appresta a sposarsi e i ragazzi cominciano a guardarla con occhi incantati dalla sua bellezza, lei sembra preoccuparsi solo di tagliare le radici della patata che le cresce dentro e di mantenere viva, attraverso il canto e la musica, la comunicazione con la madre morta. Non a caso, durante tutta la pellicola, Fausta cercherà invano di trasportarne la salma nel villaggio dove avrebbe voluto, quasi a voler "ingombrare" i pensieri della ragazza con il ricordo costante della mamma. Quando poi inizierà a lavorare come cameriera a casa di una signora, lì incontrerà un giardiniere con il quale pian piano nascerà un sincero rapporto di amicizia e confidenza. Così la paura dell'universo maschile si farà più lieve, e la consapevolezza di doversi liberare dalle costrizioni dei propri tabù le permetterà, non senza altre paure e svenimenti (vista la sua salute cagionevole), di cominciare a vivere davvero, senza più l'ausilio di quello scudo interno ma solo con la forza del suo nuovo coraggio di esistere come donna.

Il canto di Paloma riesce così a mostrarci, soprattutto con la forza dirompente delle immagini, grazie anche a un'ottima fotografia, l'universo (lontano anni luce dal nostro) di Fausta e del suo paese, il Perù, ancora provato dalle violenze della lunga parabola di terrorismo che sconvolse quella terra. Una piccola storia per non dimenticare la grande Storia.

Il canto di Paloma (La teta asustada)
Regia Claudia Llosa
Sceneggiatura Claudia Llosa
Produzione Oberon Cinematografica, Vela Producciones, Wanda Vision
Distribuzione Archibald Enterprise
Paese Spagna, Perù
Uscita Cinema 08-05-2009
Genere Drammatico
Durata 94'
Voto •••••

State of Play



Ci sono film talmente immersi nella complessa realtà di tutti i giorni da rischiare di rimanerne imprigionati sin troppo. State of Play di Kevin Macdonald, con Russel Crowe nei panni del giornalista investigativo del Washington Globe Cal McAffrey e Ben Affleck nel ruolo dell’onorevole Stephen Collins, ne è un esempio lampante.

La pellicola, nella prima parte, è un thriller di buona fattura, capace di tenerci avvinghiati alla misteriosa storia che vede coinvolto Collins e la sua collaboratrice, nonché amante segreta, spinta non si sa da chi sotto un treno della metropolitana. All’inizio si pensa al suicidio ma bastano poche ore al reporter interpretato con mestiere da un Russell Crowe molto ingrassato, capelli lunghi e barba incolta, per scoprire che al fondo del caso di omicidio che sta seguendo e della morte dell’assistente di Collins (suo ex compagno di stanza all’università) c’è qualcosa in comune.

Le indagini del giornalista, affiancato dalla giovane redattrice della redazione online Della Frye (Rachel McAdams), porteranno dritto a un complotto ordito da una potente società privata decisa a tutto pur di vincere l’appalto per la difesa nazionale indetto dal governo americano. E proprio Collins presiede la commissione d’inchiesta volta ad accertare l’idoneità o meno della società in questione. Ma la verità sta sempre nascosta nell’angolo, e non sempre è quella che crediamo di aver scoperto anche dopo accurate indagini incrociate, o meglio, non è la sola verità che sin dall’inizio sembra interessare di più al navigato reporter del Globe. Come dire: è difficile essere del tutto obiettivi nell’analizzare la realtà, ma non impossibile.

Lo scoprirà alla fine dei conti McAffrey stesso, quando per una verità tanto a lungo e faticosamente ricercata, ce ne sarà un’altra altrettanto esplosiva da non poter tacere. E’ il giornalismo, bellezza! Non a caso, il film di Macdonald riesce meglio nel descrivere la vita frenetica di un giornale e dei suoi giornalisti, e il diverso approccio tra i redattori della carta stampata (McAffrey) e quelli del web (Della Frye). Il confronto/scontro tra due mondi e due generazioni lontane tra loro ma pronte comunque a collaborare rinunciando ognuno a qualche certezza di troppo, sembra quasi voler consigliare alle numerose realtà editoriali del mondo, in perdita di lettori ed entrate pubblicitarie, di concentrarsi sempre sulla ricerca di storie importanti alla comunità e il più vicine possibile alla verità dei fatti.

Peccato, però, che State of Play metta troppa carne al fuoco, finendo così per annoiare piuttosto che interessare con i suoi improvvisi colpi di scena un tantino telefonati.

Voto ••½

Che - L'argentino


Che – L’argentino è la prima parte di un progetto più ampio realizzato dal regista Steven Soderbergh, e presentato nella sua interezza al Festival di Cannes 2008 (per una durata di ben quattro ore), dedicato alla figura leggendaria del comandante argentino Ernesto Guevara. E proprio qui c’è la prima presa di distanza del regista dalla sin troppo comune rappresentazione del mitico “Che”. Soderbergh, infatti, non sembra interessato poi tanto a farne un santino da venerare, bensì lo descrive come una persona umana, con le sue passioni e debolezze, la sua atrocità e saggezza da rivoluzionario.

Nella prima parte della pellicola – la seconda, “Che – Guerriglia”, è dedicata alla parabola in Bolivia della rivoluzione di Guevara – si narrano le vicende che portarono il “Che” a conoscere Fidel Castro, per poi arruolarsi insieme alle sue truppe alla volta di Cuba e dell’Havana, conquistata infine nel 1959. Sono due i piani temporali attraverso i quali Soderbergh ci parla del “Che”. Oltre al primo (gli anni della rivoluzione cubana), nel secondo piano, virato in bianco e nero quasi a voler evidenziare l’ufficialità storica delle vicende rappresentate, vediamo il comandante Guevara presentarsi nel 1964 a New York, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove gridò al mondo intero: «La nostra lotta è una lotta fino alla morte». Non mancarono le proteste contro la sua figura di guerrigliero spietato, pronto a giustiziare i traditori dello spirito della rivoluzione di liberazione cubana. Nelle sequenze in bianco e nero si vede anche l’intervista che la giornalista americana Lisa Howard fece al “Che”, durante la quale Guevara sostenne che un vero rivoluzionario deve essere guidato da un forte sentimento d’amore.

Nel segno della contraddizione, dunque, Soderbergh ci presenta un uomo altrettanto contradditorio, consapevole della necessità dell’amore come fonte di ispirazione per un guerrigliero, ma anche pronto a dichiarare davanti a tutti e in nome della libertà del popolo cubano: «Patria o morte». Peccato, però, che l’eccessiva concentrazione sulle lunghe ed estenuanti (per lo spettatore) scene di guerriglia, tra l’altro ben ricostruite, dia alla pellicola un senso di incompiutezza nel narrarci con troppi fronzoli (vedi alcune frasi ad effetto snocciolate dalla voce fuori campo del “Che”) la filosofia di lotta del comandante Guevara. Interpretato alla grande da un davvero rassomigliante Benicio Del Toro (che ha recitato in spagnolo), ma alla fine privo di quel guizzo capace di farci emozionare dinanzi alle gesta (e alle idee) rivoluzionarie del “Che”.

Voto •••

Two Lovers

Sandra: "Tu piangi".
Leonard: "Perché sono felice".


Two Lovers
Regia James Gray
Anno 2008
Voto •••½

Frozen River

Quentin Tarantino: "This completely naturalistic movie is one of the most exciting thrillers I've seen this year".


Frozen River

Regia Courtney Hunt
Anno 2008
Voto ••••

La Notte della Repubblica

mercoledì 20 maggio 2009

Il nuovo Roberto Saviano

"Una emozionante serie di ritratti di uomini, luoghi e guerre che testimoniano di un presente terribile e feroce, che aprono uno squarcio su quella parte di realtà che troppi fino a oggi non hanno avuto il coraggio di guardare in faccia. Dalle infelici terre inquinate dal crimine alle luminose praterie della letteratura, Saviano ci racconta quello che vede, quello che ha visto, ci racconta le mille miserie e i mille riscatti, ci racconta la materia terribile di cui siamo fatti, ci racconta La bellezza e l’inferno".

"Il Pirata ha colpito

La voce di Adriano De Zan e l'urlo liberatorio di Marco Pantani mi fanno sempre venire i brividi.

domenica 17 maggio 2009

Malinconie musicali

Quanta malinconia ogni volta che ascolto questa canzone. Sarà forse la triste storia del piccolo Cencio cantata da Guccini. Che fine avrà fatto, Cencio?

Una Vita

martedì 12 maggio 2009

Festival dei Ricordi

Questo live di Francesco De Gregori, in memoria del grande Luigi Tenco, mi dà letteralmente i brividi.

Moment of Surrender

Moment of Surrender degli U2, tratta dal loro ultimo album No Line on the Horizon, è una canzone straordinaria.