giovedì 22 ottobre 2009

Il baco del Corriere, di Massimo Mucchetti

di Massimo Mucchetti

La struttura del capitalismo italiano non ha eguali tra i grandi paesi europei. In Germania, Francia e Gran Bretagna le grandi imprese industriali e dei servizi sono abbastanza numerose da trattare da pari a pari con il sistema bancario. Partecipano al capitale delle banche e ne sono partecipate. In Italia, le grandi imprese sono così poche, e hanno strutture proprietarie così fragili e barocche, in altre parole: così bisognose di aiuto, che l'integrazione tra aziende di credito e società industriali si profila a senso unico. Saranno le banche ad accrescere la loro influenza nelle imprese e non viceversa.

Ma che cosa vuol dire indipendenza per un grande quotidiano nazionale di informazione nell'Italia di oggi? Vuol dire eliminare i conflitti d'interesse tra il giornale e i suoi azionisti con posizioni rilevanti fuori dall'impresa editoriale. O almeno ridurli e governarli con trasparenza.

Il Camorrista, di Giuseppe Marrazzo

"Visto che dovevo trascorrere gli anni migliori della mia vita in carcere, intendevo viverli da capo, con un mio potere e un mio esercito, un apparato verticistico, con un capo assoluto, io, Raffaele Cutolo, il Professore, un gruppo ristretto di generali, di rappresentanti di zona e un esercito di volontari decisi a tutto. Proprio una nuova Camorra, una Nuova Camorra Organizzata".

"Bisogna togliere alla società, sì, ma in maniera intelligente, astuta. C'è il modo di succhiare miliardi, senza esporsi, senza finire in galera come bene insegnano i ricchi, gli industriali, i commercianti, i signori della politica. E' da loro che occorre apprendere. Una tangente ben posta, un'estorsione, il contrabbando delle sigarette, il traffico della droga, possono produrre pane per tutti".

Il paese mancato, di Guido Crainz

di Guido Crainz

E' da don Milani, non da Marx o da Gramsci, che il movimento studentesco trae la sua definizione di politica: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia".

La valanga, di Massimo Gaggi

di Massimo Gaggi

Ciò che non si era verificato con la caduta delle Torri gemelle è accaduto sette anni dopo quando, a pochi metri di distanza da "Ground Zero", è caduto il "muro" di Wall Street
: gli americani che hanno smesso di consumare con allegria, le banche che non prestano più denaro, le imprese che licenziano.

Il declino degli imperi - da quello britannico dopo la Seconda guerra mondiale a quello sovietico rimasto sepolto sotto le macerie del muro di Berlino - ha come elemento centrale una crisi di bilancio, l'improvvisa incapacità di sostenere elevati livelli di spesa.

Il grande Gatsby, di F. Scott Fitzgerald

di Francis Scott Fitzgerald

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è più uscito di mente. "Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu".

Non c'è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.

Passai a New York i miei sabato sera perché quei suoi ricevimenti sfavillanti, abbaglianti, erano rimasti così vivi in me, che udivo ancora la musica e le risate lievi e incessanti che giungevano dal suo giardino e le automobili che continuavano a percorrere il suo viale. Una sera udii un'automobile vera, e vidi i fari fermarsi ai gradini d'ingresso. Ma non andai ad informarmi. Probabilmente era un ultimo ospite che arrivava dall'altra estremità della terra e non sapeva che la festa era finita.

martedì 20 ottobre 2009

Cronache olandesi #6

Cinema Pathé! ad Amsterdam
Capitolo cinema. Anche una delle mie più grandi passioni ha avuto la sua parte durante questo viaggio in terra olandese. Appena arrivato ad Amsterdam, infatti, ho da subito notato per strada le locandine del nuovo film di Michael Mann, Public Enemies, con Johnny Depp nei panni del rapinatore di banche John Dilinger. Uscito a fine luglio, proprio in concomitanza con il mio arrivo, ho deciso che appena possibile ci sarei andato. E così ho fatto.

In un cinema della catena Pathé! ho acquistato il biglietto (ben 9,50 euro nonostante fosse uno spettacolo del pomeriggio) e mi son visto il film rigorosamente in versione originale con i sottotitoli in olandese. Una grande cosa, molto diffusa nei paesi del nord Europa, che in Italia stenta purtroppo a decollare. Tra l’altro, proprio nell’attesa che i film vengano doppiati, noi spettatori italiani non possiamo vederli il prima possibile. Basti pensare, ad esempio, che a fine agosto, in Olanda, già avremmo potuto gustarci il nuovo film di Quentin Tarantino Inglorious Basterds. Che invidia!

Silodam
Sempre a proposito di cinema, con Mario abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati a casa di un suo amico, Ali, impegnato ad Amsterdam nell’arredamento di un grande albergo in centro. Abbiamo alloggiato nel simpatico palazzo del Silodam, molto simile alle costruzioni Lego. A inizio agosto, proprio vicino casa nostra, ci siamo accorti dell’esistenza di uno stravagante festival del film, Open Air Film Festival, dove ogni sera proiettavano all’aria aperta pellicole indipendenti. Passando di lì mi son fermato a chiedere a una ragazza dello staff quanto costasse l’ingresso. “It’s free”, mi dice la ragazza. Grandioso!

Open Air Film Festival
La sera dopo, con Mario, scendiamo per andare a vedere di persona. Quel giorno proiettavano il film francese Louise-Michel, sempre in originale però con i sottotitoli in inglese. La cosa incredibile di questo festival è lo schermo montato su una serie di container messi l’uno sopra l’altro, mentre le poltrone del cinema sono delle sdraio adagiate su un soffice manto di sabbia a mo’ di spiaggia. C’erano tra l’altro anche due auto dismesse che fungevano da sedili per chiunque arrivasse in tempo per il film. Noi, quella sera, ci siamo seduti per terra: un po’ scomodo, ma comunque indimenticabile l’atmosfera respirata in quegli attimi di cinema open air.

Open Air Film Festival

to be continued...

Cronache olandesi #5

Cronache olandesi #5

Capitolo biciclette. All’inizio Amsterdam non mi sembrava una capitale europea particolarmente originale, con una propria distinguibile personalità, magari che non facesse riferimento ai coffee shops oppure al quartiere a luci rosse. E invece, non appena abbiamo cominciato a girare in bici per le sue strade e i suoi canali, ho iniziato a rivalutarla positivamente. Andare in bici ti fa sentire quasi uno del posto, ti permette di osservare i tanti modi di usarle (senza mani, con un mazzo di fiori in mano, ascoltando musica, con i propri figli avanti e indietro).

Amsterdam, insomma, una propria personalità ce l’ha, e già il fatto di vedere tutte queste bici per strada ti dà il senso di una tradizione così forte nella cittadinanza, un indiscutibile segno di progresso e civiltà che permette di far circolare meno auto e di tenersi comunque in discreta forma fisica. Magari Amsterdam non è il centro del mondo come Londra, nonostante la sua società sia ricca di etnie differenti, ma è comunque un’importante capitale europea molto, molto vivibile. E questo è già tanto per i tempi che corrono (vedi, per esempio, Roma o Milano).

P.S. Un ringraziamento particolare a Mario per la (mia) bella foto in bicicletta!
to be continued...

Cronache olandesi #4

Cronache olandesi #4

Apriamo il capitolo dei musei. Durante questo mio viaggio in terra olandese, non mi sarei mai aspettato di visitarne tanti per la modica cifra di 0 (zero) euro grazie al mio inaspettato lasciapassare: il tesserino da pubblicista. “Is there discount for journalist?”, questo il mio motto ogni volta che varcavo la soglia di un nuovo museo.

Ma il museo che più mi ha sorpreso, oltre alla straziante casa di Anne Frank, è stato quello dedicato a Multatuli, uno scrittore olandese del XIX secolo, critico nei confronti della politica coloniale e schiavista del suo paese in Indonesia. Sulla guida avevamo letto con Mario della possibilità di entrare gratis, così non potevamo farci sfuggire una tale occasione a buon mercato. Bussiamo alla porta del Multatuli Museum e ci viene ad aprire una signora che in perfetto inglese ci invita ad entrare. A un certo punto ci fa accomodare e inizia a raccontarci la storia di questo Multatuli – che in latino significa “ho molto sofferto”, ma il suo vero nome è Eduard Douwes Dekker – autore del libro Max Havelaar pubblicato nel 1860.

Un’esperienza incredibile dal momento che nel museo ci siamo solo io e Mario con una guida personalizzata completamente a nostra disposizione. Dopo questa iniziale chiacchierata, la signora ci accompagna al piano di sopra dove ci mostra le stanze e gli scritti dell’autore olandese, compresa la poltrona dove morì. Un piccolo museo davvero curioso, anche solo per l’ebbrezza di fare una chiacchierata in inglese con la gentile guida. Da non perdere.

What the hell is Heaven?

venerdì 2 ottobre 2009

L'eterna fuga dal Sud

di Sergio Endrigo
Dal treno che viene dal sud discendono uomini cupi che hanno in tasca la speranza, ma in cuore sentono che questa nuova, questa bella società, questa nuova grande società, non si farà, non si farà.

Happiness