martedì 29 dicembre 2009

Musica e Parole 2009

La musica non manca mai, non può mancare: questa è la mia vita. E per dimostrarvelo eccovi la classifica delle canzoni (pubblicate nel 2009) che più mi hanno emozionato, a volte anche ossessionato, durante l'anno. Rigorosamente dalla decima posizione alla prima, per non rovinarvi subito la sorpresa. Siete d'accordo con le mie scelte? Spero di no! E voi, invece, cosa avete ascoltato?

10) Grazie a tutti, di Gianni Morandi


9) Just Breathe, dei Pearl Jam


8) The End, dei Pearl Jam


7) The Weary kind, di Ryan Bingham


6) Get Lucky, di Mark Knopfler


5) Billy 4, di Bob Dylan (first live performance!)


4) Moment of Surrender, degli U2


3) Don Salvato', di Enzo Avitabile


2) The Wrestler, di Bruce Springsteen


1) La Tempesta, di Angelo Branduardi

Cristiano De Andrè, nel nome del padre


di Paolo Massa
«Se non hai niente da dire allora stai zitto». Per anni, dopo la morte di Fabrizio De Andrè nel gennaio 1999, Cristiano ha seguito il consiglio del padre. Durante la presentazione alla libreria Feltrinelli dell’album live De Andrè canta De Andrè, il figlio d’arte ha spiegato che ora è pronto a ricominciare dopo un periodo non troppo felice.
to be continued...

Il pittore della solitudine a Palazzo Reale

di Paolo Massa
Edward Hopper
firmava le sue opere già a dieci anni. Sin da bambino adorava disegnare, e per esercitarsi copiava dai libri le illustrazioni. La sua arte è protagonista a Palazzo Reale con una mostra promossa dal Comune di Milano e dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York.
to be continued...

Impressioni fotografiche tra Milano e Mosca

di Paolo Massa
«Quando mi trovo in un luogo che non conosco, ho bisogno di cercare un punto di osservazione per poter costruire visivamente un rapporto tra me e lo spazio, per leggere e capire il luogo attraverso la sua forma». E' la poetica del fotografo milanese Gabriele Basilico, come ricorda la mostra Milano ritratti di fabbriche 1978-1980, che raccoglie il primo progetto dell’autore realizzato trent’anni fa nel capoluogo lombardo, e il suo ultimo lavoro dedicato alla capitale russa, Mosca verticale 2007-2008, entrambi in mostra allo Spazio Oberdan di Milano.
to be continued...

Pensieri e Parole 2009

Ho letto tanto, quest'anno; non quanto avrei voluto ma posso ritenermi comunque soddisfatto. Eccovi la mia classifica dei migliori romanzi e saggi (dal decimo posto al primo) divorati nell'anno 2009 di nostra vita. Un sereno 2010 a tutti, all'insegna soprattutto della buona lettura. E fatemi sapere anche le vostre classifiche.
10) Il vagabondo delle stelle, di Jack London


9) Uomo nel buio, di Paul Auster


8) La camorra e le sue storie, di Gigi Di Fiore


7) Italians, di Beppe Severgnini


6) Italiani si diventa, di Beppe Severgnini


5) L'abusivo, di Antonio Franchini


4) Voglio l'America, di Enrico Franceschini


3) Indignazione, di Philip Roth


2) La fortuna non esiste, di Mario Calabresi



1) Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald

Colorado Kid, di Stephen King

di Stephen King
"Allora ti confiderò un segreto che conoscono tutti gli uomini e le donne che abbiano lavorato per qualche tempo nell'informazione: nella vita reale, il numero delle storie vere, quelle che hanno un inizio, uno svolgimento e una fine, va praticamente da zero a zero. Ma se sei capace di dare ai tuoi lettori una sola cosa ignota (due a voler esagerare) e a ficcarci dentro quello che Dave Bowie chiama un per forza, saranno i tuoi lettori a raccontarsi una storia. Straordinario, vero?"

giovedì 24 dicembre 2009

La guerra perduta di Marcus

di Paolo Massa
Racconto in prima persona di una morte annunciata, al centro dell'ultimo romanzo di Philip Roth, Indignazione. Storia di conflitti e passioni nell'America anni Cinquanta.
to be continued...

The Weary Kind

Il volo spezzato di Amelia Earhart


di Paolo Massa
La regista indiana Mira Nair ripercorre la storia avventurosa della celebre aviatrice americana Amelia Earhart. Un’avventura finita in tragedia nelle profondità dell’Oceano Pacifico.
to be continued...

mercoledì 11 novembre 2009

giovedì 22 ottobre 2009

Il baco del Corriere, di Massimo Mucchetti

di Massimo Mucchetti

La struttura del capitalismo italiano non ha eguali tra i grandi paesi europei. In Germania, Francia e Gran Bretagna le grandi imprese industriali e dei servizi sono abbastanza numerose da trattare da pari a pari con il sistema bancario. Partecipano al capitale delle banche e ne sono partecipate. In Italia, le grandi imprese sono così poche, e hanno strutture proprietarie così fragili e barocche, in altre parole: così bisognose di aiuto, che l'integrazione tra aziende di credito e società industriali si profila a senso unico. Saranno le banche ad accrescere la loro influenza nelle imprese e non viceversa.

Ma che cosa vuol dire indipendenza per un grande quotidiano nazionale di informazione nell'Italia di oggi? Vuol dire eliminare i conflitti d'interesse tra il giornale e i suoi azionisti con posizioni rilevanti fuori dall'impresa editoriale. O almeno ridurli e governarli con trasparenza.

Il Camorrista, di Giuseppe Marrazzo

"Visto che dovevo trascorrere gli anni migliori della mia vita in carcere, intendevo viverli da capo, con un mio potere e un mio esercito, un apparato verticistico, con un capo assoluto, io, Raffaele Cutolo, il Professore, un gruppo ristretto di generali, di rappresentanti di zona e un esercito di volontari decisi a tutto. Proprio una nuova Camorra, una Nuova Camorra Organizzata".

"Bisogna togliere alla società, sì, ma in maniera intelligente, astuta. C'è il modo di succhiare miliardi, senza esporsi, senza finire in galera come bene insegnano i ricchi, gli industriali, i commercianti, i signori della politica. E' da loro che occorre apprendere. Una tangente ben posta, un'estorsione, il contrabbando delle sigarette, il traffico della droga, possono produrre pane per tutti".

Il paese mancato, di Guido Crainz

di Guido Crainz

E' da don Milani, non da Marx o da Gramsci, che il movimento studentesco trae la sua definizione di politica: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia".

La valanga, di Massimo Gaggi

di Massimo Gaggi

Ciò che non si era verificato con la caduta delle Torri gemelle è accaduto sette anni dopo quando, a pochi metri di distanza da "Ground Zero", è caduto il "muro" di Wall Street
: gli americani che hanno smesso di consumare con allegria, le banche che non prestano più denaro, le imprese che licenziano.

Il declino degli imperi - da quello britannico dopo la Seconda guerra mondiale a quello sovietico rimasto sepolto sotto le macerie del muro di Berlino - ha come elemento centrale una crisi di bilancio, l'improvvisa incapacità di sostenere elevati livelli di spesa.

Il grande Gatsby, di F. Scott Fitzgerald

di Francis Scott Fitzgerald

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è più uscito di mente. "Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu".

Non c'è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.

Passai a New York i miei sabato sera perché quei suoi ricevimenti sfavillanti, abbaglianti, erano rimasti così vivi in me, che udivo ancora la musica e le risate lievi e incessanti che giungevano dal suo giardino e le automobili che continuavano a percorrere il suo viale. Una sera udii un'automobile vera, e vidi i fari fermarsi ai gradini d'ingresso. Ma non andai ad informarmi. Probabilmente era un ultimo ospite che arrivava dall'altra estremità della terra e non sapeva che la festa era finita.

martedì 20 ottobre 2009

Cronache olandesi #6

Cinema Pathé! ad Amsterdam
Capitolo cinema. Anche una delle mie più grandi passioni ha avuto la sua parte durante questo viaggio in terra olandese. Appena arrivato ad Amsterdam, infatti, ho da subito notato per strada le locandine del nuovo film di Michael Mann, Public Enemies, con Johnny Depp nei panni del rapinatore di banche John Dilinger. Uscito a fine luglio, proprio in concomitanza con il mio arrivo, ho deciso che appena possibile ci sarei andato. E così ho fatto.

In un cinema della catena Pathé! ho acquistato il biglietto (ben 9,50 euro nonostante fosse uno spettacolo del pomeriggio) e mi son visto il film rigorosamente in versione originale con i sottotitoli in olandese. Una grande cosa, molto diffusa nei paesi del nord Europa, che in Italia stenta purtroppo a decollare. Tra l’altro, proprio nell’attesa che i film vengano doppiati, noi spettatori italiani non possiamo vederli il prima possibile. Basti pensare, ad esempio, che a fine agosto, in Olanda, già avremmo potuto gustarci il nuovo film di Quentin Tarantino Inglorious Basterds. Che invidia!

Silodam
Sempre a proposito di cinema, con Mario abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati a casa di un suo amico, Ali, impegnato ad Amsterdam nell’arredamento di un grande albergo in centro. Abbiamo alloggiato nel simpatico palazzo del Silodam, molto simile alle costruzioni Lego. A inizio agosto, proprio vicino casa nostra, ci siamo accorti dell’esistenza di uno stravagante festival del film, Open Air Film Festival, dove ogni sera proiettavano all’aria aperta pellicole indipendenti. Passando di lì mi son fermato a chiedere a una ragazza dello staff quanto costasse l’ingresso. “It’s free”, mi dice la ragazza. Grandioso!

Open Air Film Festival
La sera dopo, con Mario, scendiamo per andare a vedere di persona. Quel giorno proiettavano il film francese Louise-Michel, sempre in originale però con i sottotitoli in inglese. La cosa incredibile di questo festival è lo schermo montato su una serie di container messi l’uno sopra l’altro, mentre le poltrone del cinema sono delle sdraio adagiate su un soffice manto di sabbia a mo’ di spiaggia. C’erano tra l’altro anche due auto dismesse che fungevano da sedili per chiunque arrivasse in tempo per il film. Noi, quella sera, ci siamo seduti per terra: un po’ scomodo, ma comunque indimenticabile l’atmosfera respirata in quegli attimi di cinema open air.

Open Air Film Festival

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Cronache olandesi #5

Cronache olandesi #5

Capitolo biciclette. All’inizio Amsterdam non mi sembrava una capitale europea particolarmente originale, con una propria distinguibile personalità, magari che non facesse riferimento ai coffee shops oppure al quartiere a luci rosse. E invece, non appena abbiamo cominciato a girare in bici per le sue strade e i suoi canali, ho iniziato a rivalutarla positivamente. Andare in bici ti fa sentire quasi uno del posto, ti permette di osservare i tanti modi di usarle (senza mani, con un mazzo di fiori in mano, ascoltando musica, con i propri figli avanti e indietro).

Amsterdam, insomma, una propria personalità ce l’ha, e già il fatto di vedere tutte queste bici per strada ti dà il senso di una tradizione così forte nella cittadinanza, un indiscutibile segno di progresso e civiltà che permette di far circolare meno auto e di tenersi comunque in discreta forma fisica. Magari Amsterdam non è il centro del mondo come Londra, nonostante la sua società sia ricca di etnie differenti, ma è comunque un’importante capitale europea molto, molto vivibile. E questo è già tanto per i tempi che corrono (vedi, per esempio, Roma o Milano).

P.S. Un ringraziamento particolare a Mario per la (mia) bella foto in bicicletta!
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Cronache olandesi #4

Cronache olandesi #4

Apriamo il capitolo dei musei. Durante questo mio viaggio in terra olandese, non mi sarei mai aspettato di visitarne tanti per la modica cifra di 0 (zero) euro grazie al mio inaspettato lasciapassare: il tesserino da pubblicista. “Is there discount for journalist?”, questo il mio motto ogni volta che varcavo la soglia di un nuovo museo.

Ma il museo che più mi ha sorpreso, oltre alla straziante casa di Anne Frank, è stato quello dedicato a Multatuli, uno scrittore olandese del XIX secolo, critico nei confronti della politica coloniale e schiavista del suo paese in Indonesia. Sulla guida avevamo letto con Mario della possibilità di entrare gratis, così non potevamo farci sfuggire una tale occasione a buon mercato. Bussiamo alla porta del Multatuli Museum e ci viene ad aprire una signora che in perfetto inglese ci invita ad entrare. A un certo punto ci fa accomodare e inizia a raccontarci la storia di questo Multatuli – che in latino significa “ho molto sofferto”, ma il suo vero nome è Eduard Douwes Dekker – autore del libro Max Havelaar pubblicato nel 1860.

Un’esperienza incredibile dal momento che nel museo ci siamo solo io e Mario con una guida personalizzata completamente a nostra disposizione. Dopo questa iniziale chiacchierata, la signora ci accompagna al piano di sopra dove ci mostra le stanze e gli scritti dell’autore olandese, compresa la poltrona dove morì. Un piccolo museo davvero curioso, anche solo per l’ebbrezza di fare una chiacchierata in inglese con la gentile guida. Da non perdere.

What the hell is Heaven?

venerdì 2 ottobre 2009

L'eterna fuga dal Sud

di Sergio Endrigo
Dal treno che viene dal sud discendono uomini cupi che hanno in tasca la speranza, ma in cuore sentono che questa nuova, questa bella società, questa nuova grande società, non si farà, non si farà.

Happiness

venerdì 25 settembre 2009

Il tesoro ritrovato

di Paolo Massa

Terry Herbert ci ha impiegato 18 anni ma alla fine ce l’ha fatta. Con il suo inseparabile metal detector, ha scoperto due mesi fa in una campagna inglese vicino a Lichfield, a nord di Birmingham, un vero e proprio tesoro archeologico risalente – dicono gli esperti – al settimo secolo, e comprensivo di più di 1.500 reperti in oro ed argento. Resti di spade con i rispettivi foderi, elmetti, croci cristiane, pugnali e immagini di animali (in particolare pesci ed aquile): questo ed altro in quella che gli studiosi considerano come la più importante scoperta della storia archeologica britannica, anche più del ritrovamento nel 1939 a Sutton Ho, nel Suffolk, di una camera ardente reale.

Il valore del tesoro anglosassone ammonterebbe a circa 1.6 milioni di dollari, dicono gli esperti. A destare stupore, però, sono le circostanze della scoperta di Terry Herbert, un disoccupato 55enne che nel tempo libero, e per 18 lunghi anni, ha setacciato con un metal detector numerose campagne senza mai trovare niente del genere. La gente gli rideva anche dietro, ha poi raccontato giovedì scorso durante la conferenza stampa al museo di Birmingham, dove i reperti verranno esposti due settimane prima di giungere al British Museum di Londra per gli studi del caso.

Il giorno della scoperta, ha rivelato Herbert, per caso sbagliò a recitare il motto che usava per augurarsi buona fortuna: "Ho questa frase che dico - 'Spiriti del passato, portatemi dove ci sono le monete' - ma quella volta dissi 'oro' invece che 'monete'. Non so perché ma penso che qualcuno mi stava ascoltando".

La ricompensa per il ritrovamento verrà poi divisa tra il signor Herbert e il proprietario del terreno la cui posizione non è stata ancora rivelata per permettere agli archeologi di continuare le ricerche nell’area. Ora, ha dichiarato il fortunato metal detectorist, il sogno è quello di comprarsi un bungalow con i proventi della propria fortuna. Ma c’è da scommettere che la sua lista dei desideri potrà essere molto più lunga.

"Silvio Silvio grande è" (!)

"La politica è bella"

domenica 20 settembre 2009

Lo specchio di noi stessi

Rivoluzione Google

di Paolo Massa
Google tuttofare. Mentre l’ultimo successo di Dan Brown, The Lost Symbol, sta vendendo su Amazon più copie nella sua versione e-Book che in quella cartacea, il colosso californiano di Mountain View ha deciso, con Google Books, di lanciarsi anche nel mercato dell’editoria a stampa. L’obiettivo è quello di diffondere nel mondo tutti quei titoli non protetti dal diritto d’autore, e che fanno parte della sua immensa biblioteca online, grazie ad un accordo stipulato con On Demand Books, la società produttrice di una sorprendente macchina da stampa, premiata nel 2007 dal Time come l’invenzione dell’anno.

Espresso Book, così si chiama l'apparecchio, è in grado di stampare volumi di 300 pagine, con copertina rigida, in meno di cinque minuti. Un vero prodigio della tipografia, insomma. Ogni testo costerà solo otto dollari, di cui tre serviranno a coprire i costi di produzione: Google ne guadagnerà uno solo, mentre gli altri due dollari verranno donati in beneficenza. La nostra missione è “di rendere più accessibili i libri del mondo”, ha detto Jennie Johnson, portavoce di Google, aggiungendo come “gli utenti potranno ottenere la copia fisica di un libro del quale esistono magari due sole copie in alcune biblioteche del paese, o del quale non esistono più copie”.

I titoli pubblicati prima del 1923, e quindi ormai privi di diritti d’autore, ammonterebbero a due milioni, ai quali potrebbero aggiungersene tanti altri se la società californiana riuscirà a garantirsi la possibilità di stampare libri protetti da copyright ma non più in commercio. L’ultima parola spetterà al tribunale di New York, dopo che Microsoft, Sony e Amazon hanno sollevato la questione di un eventuale monopolio di Google sui libri fuori commercio. Chi la spunterà?

Welcome back







sabato 19 settembre 2009

Classici a misura di Twitter

di Paolo Massa
Immaginate un libro in grado di riassumere in sole 20 frasi (o anche meno) 75 classici della nostra letteratura, dall’Amleto a Madame Bovary, da Moby Dick a Sulla Strada. Fatto? Bene: il libro si chiama Twitterature, ad opera di Alexander Aciman ed Emmett Rensin, due matricole universitarie di Chicago pronte al debutto nelle librerie (il prossimo 5 novembre in Gran Bretagna) con il loro piccolo, grande capolavoro edito da Penguin.

Prendendo in prestito da Twitter – il social network che permette a chiunque di scrivere sul web, in meno di 140 caratteri, ciò che si sta facendo – la scrittura agile e veloce, il testo riduce in soli 20 tweets mattoni della letteratura come la Divina Commedia. Un esempio dall’Inferno di Dante? «Sto avendo una crisi di mezza età. Perso nella boscaglia. Avrei dovuto portare il mio iPhone». In appena 90 battute eccoti riassunto, con un pizzico d’ironia, il pensiero del sommo Poeta smarritosi «nel mezzo del cammin di nostra vita per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita». Altro esempio? Liberamente ispirato al Paradiso perduto di Milton: «OH MIO DIO SONO ALL’INFERNO».

Ai due giovani autori l’idea è venuta quando erano compagni di stanza all’università di Chicago. In un’intervista al The Guardian, Rensin ha ribadito che Twitterature non dovrebbe essere considerato come una guida ai classici: «Non si può insegnare letteratura inglese con questo libro. L’umorismo è dato già dalla conoscenza delle opere riassunte». Nell’elogiare poi Twitter, e nel difendersi dalle critiche di coloro a dir poco scandalizzati dallo sfruttamento dei romanzi, Rensin chiama in causa anche Martin Lutero: «La gente inorridì quando tradusse la Bibbia dal latino in tedesco per renderla più accessibile. Nessuno poi uccise Lutero, quindi forse siamo al sicuro».

Per chi volesse, intanto, un assaggio del libro, basta visitare la pagina Twitter aperta dai due giovani studenti universitari di Chicago. Buona lettura.

Al Qaeda minaccia la Germania

di Paolo Massa
Allarme terrorismo in Germania a pochi giorni dalle elezioni politiche. In un video di 26 minuti caricato venerdì 18 settembre su Internet, un certo Bekay Harrach, con lo pseudonimo di Abu Talha, parlando in tedesco ha minacciato che se il 27 settembre – giorno delle consultazioni – vincerà un partito non intenzionato a ritirare le truppe dall’Afghanistan, ci sarà un «brusco risveglio» per il popolo tedesco.

L’uomo, rivolgendosi poi alla comunità musulmana in Germania, ha consigliato di fare attenzione a girare in strada, durante le prime due settimane dopo le elezioni, volendo così avvertire che un eventuale attentato sarebbe imminente. Criticando la politica estera sia della cancelliera Angela Merkel sia dello sfidante socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier, Abu Talha ha aggiunto che se «i tedeschi voteranno per la pace, allora i mujahedeen faranno la pace con la Germania. E con il ritiro dell’ultimo soldato dall’Afghanistan, l’ultimo mujahed lascierà la Germania. Parola di Al Qaeda».

Subito il ministro dell’Interno tedesco, Wolfgang Schäuble, ha ordinato l'incremento delle misure di sicurezza nel paese, specialmente negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie.

"Everything in the world is bothering me"














venerdì 18 settembre 2009

Premio Tenco alla tradizione "Napoletana"

Enzo Avitabile si è aggiudicato il Premio Tenco 2009 nella sezione Album in dialetto con l’ultimo disco "Napoletana". Questo riconoscimento, ha scritto il musicista sul suo sito, dà «valore a un’idea che si è sviluppata in due anni di ricerche, registrazioni, concerti. Sono super felice, è un disco a cui ho lavorato tanto, che rappresenta una sovrapposizione di realtà e di studio sonoro. È la tradizione che vive nel cemento. È il coronamento del messaggio artistico che sto portando avanti da diversi anni, parallelamente a quello con i Bottari di Portico, coi quali ho fatto live in Usa, Germania, Francia, Ungheria, Spagna, Inghilterra».

Pubblicato a fine giugno, dopo due anteprime a Madrid e Parigi, l’album «Napoletana» è nato a seguito dei laboratori di Etnomusicologia “Tradizione e cemento” tenuti dal cantante all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Obiettivo del corso: recuperare la tradizione nella civiltà urbana. Per il professore Marino Niola, quella di Enzo Avitabile è «un’antica lezione di musica pitagorica che restituisce ai suoni il loro ruolo di misure arcane che precedono la realtà. Immemorabili antidoti contro i mali del mondo che battono come un tamburo che ti entra dentro e ti lacera». Il musicista ritirerà la targa Tenco durante la rassegna in programma dal 12 al 14 novembre al teatro Ariston di Sanremo.

Another Rambo

Grande Giove!!!

Il sangue del Sud Italia

di Roberto Saviano
Questi uomini del Sud, questi soldati caduti urlano alle coscienze, se ancora ne abbiamo, che le cose in questo paese non vanno bene, dicono che non va più bene che ci si accorga del Sud e di cosa vive una parte del paese solo quando paga un alto tributo di sangue come hanno fatto oggi questi sei soldati. Perché al Sud si è in guerra. Sempre.

Storie di vita (e morte) a Kabul

L’Afghanistan come l’Iraq. Kabul come Baghdad. Nel novembre 2003, a Nassiriya, morirono 19 italiani (tra carabinieri, militari e civili). Oggi, settembre 2009, in una capitale afghana sempre più in balia della violenza terrorista, altri nostri soldati – sei in tutto – hanno perso la vita in seguito ad un attentato kamikaze in pieno centro a Kabul. Centocinquanta chilogrammi di esplosivo hanno spento, per sempre, i sogni e le ambizioni di Davide Ricchiuto, Antonio Fortunato, Matteo Mureddu, Roberto Valente, Giandomenico Pistonami e Massimiliano Randino. Tutti appartenenti al 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore di stanza a Siena, tutti accomunati dallo stesso, inevitabile destino di morte.

Davide Ricchiuto, primo caporalmaggiore nato in Svizzera nel 1983, viveva insieme alla famiglia a Tiggiano, nel Salento. Da poco tornato da una vacanza a Dubai, per il 26enne sarebbe stata la terza esperienza all’estero dopo il Kosovo e il Libano. «Doveva essere la sua ultima missione, aveva deciso di tornare qui per restare», ha detto il sindaco del suo paese. Agli amici di una vita, Davide ripeteva sempre: «Se devo morire, voglio farlo da eroe».

Antonio Fortunato, invece, 35enne originario di Lagonegro (Potenza), si trovava in Afghanistan da quattro mesi. Era lui, ieri mattina, al comando del plotone a bordo del primo Lince distrutto dall’autobomba. A dicembre avrebbe festeggiato dieci anni di matrimonio insieme alla moglie, con la quale viveva nel Senese.

Il sogno di Matteo Mureddu, 26 anni di Solarussa (Oristano), era di sposarsi al più presto con la sua Alessandra. Avevano già deciso di convolare a nozze lo scorso giugno, ma per l’improvviso impegno di Matteo in Afghanistan tutto fu rimandato al 2010. Alla mamma preoccupata ripeteva: «Tranquilla, so quel che faccio, sarò prudente. E poi è una missione di pace». Di missioni all’estero ne aveva già fatte due, una in Libano e l’altra nella ex Jugoslavia.

Roberto Valente, invece, 37enne originario di Napoli, a Fuorigrotta, era appena tornato a Kabul dall’Italia, dove aveva trascorso due settimane di licenza con la famiglia. Per lui era già iniziato il conto alla rovescia, perché a fine novembre sarebbe tornato a casa definitivamente. Niente più missioni all’estero – dopo la Bosnia, l’Albania e l’Iraq – e forse un lavoro al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Valente lascia una moglie e un figlio di due anni.

Anche Giandomenico Pistonami, 28 anni di Lubriano (Viterbo), aveva un sogno nel cassetto: sposarsi con la sua amata Zueca. Mancavano solo quaranta giorni prima che tornasse in Italia da Kabul, dove era di stanza dal maggio scorso. Al suo ritorno avrebbe comunicato alla fidanzata la data del loro matrimonio.

Massimiliano Randino, invece, 32 anni originario di Pagani (Salerno), ma da cinque anni in Toscana, era un grande appassionato di calcio, atletica e persino di recitazione (faceva parte di una compagnia teatrale). Lascia la moglie Pasqualina, 30 anni, baciata l’ultima volta poco tempo fa: Massimiliano, infatti, era appena tornato da dodici giorni di licenza.

Addio Davide, Antonio, Matteo, Roberto, Giandomenico, Massimiliano. E buon viaggio.

giovedì 17 settembre 2009

Cronache olandesi #3

31/07/2009 - Partito il 29 luglio da solo, Mario mi raggiunge il giorno dopo. Così il 31 iniziamo la nostra visita, guida Lonely Planet alla mano, dell’assolata capitale olandese. E proprio il sole, alla fine dei conti, si è rivelato il nostro più grande alleato. Per ben due settimane, infatti, soltanto due giorni la pioggia ci ha creato qualche grattacapo. Oltre al sole battente, però, un’altra cosa mi ha colpito in quel di Amsterdam: le ragazze olandesi, davvero carine, in giro per la città sulle loro inseparabili biciclette. Ho visto addirittura signore incinte, e non di poco, sfrecciare in bici mantenendosi con una mano il pancione e con l’altra il manubrio. Non c’è che dire: delle vere e proprie equilibriste su due ruote.

to be continued...

Cronache olandesi #2

L’arrivo ad Amsterdam è strepitoso, in particolare l’impatto col bel treno che mi porterà dal mega aeroporto di Schipol alla stazione centrale: un Intercity equivalente, per comfort, al nostro Eurostar. Da subito capisco di trovarmi in un altro mondo rispetto all’Italia. Basta solo guardarsi intorno, appena fuori la stazione, e ammirare le centinaia e centinaia di bici parcheggiate in appositi e ampi parcheggi per farti venire la voglia di emigrare in terra olandese. Qui la precedenza ce l’hanno quasi sempre le bici, anche rispetto ai poveri pedoni che non sanno mai dove guardare prima di attraversare. Comunque il primo giorno, in attesa di Mario, comincio a girare per Amsterdam a piedi e dopo un po’ decido di andare alla biblioteca vicino la stazione, la Openbare Biblioteek. Sulla guida avevo letto della possibilità di collegarsi gratis a Internet, così ci vado e provo a chiedere. Non credo ai miei occhi e alle mie orecchie: ci sono tante di quelle postazioni computer al pianterreno, e anche al terzo piano, che è quasi impossibile rimanere a secco. Per non parlare della sala lettura con quotidiani e riviste da tutto il mondo. Ogni sera, a fine giornata, questo è stato il luogo dove ho sfogliato il Corriere della Sera, l’International Herald Tribune, l’Economist, Newsweek e il Time, il Guardian e il Times, e last but not least il Financial Times. Un sogno ad occhi aperti.



to be continued...

Cronache olandesi #1

29/07/2009 - Partenza col botto. Vado a prendere il mio amico Mario sotto casa. Tutto pronto per il decollo dall’aeroporto Capodichino di Napoli. Basta un attimo, però, e Mario si ricorda di essersi dimenticato la carta d’identità. Ritorna indietro a prenderla, e meno male che non ci eravamo ancora avviati. Passano i minuti ma la carta d’identità non spunta fuori. Morale della favola (se così vogliamo chiamarla): sono costretto a partire da solo per Amsterdam. Mario mi raggiungerà non so quando. Parto così un po’ preoccupato, soprattutto perché non conosco nemmeno il nostro contatto per l’alloggio lì in Olanda: so solo che si chiama Samir, ho il suo numero di cellulare e un appuntamento vicino all’hotel Ibis vicino la stazione di Amsterdam. Il dado è tratto, dunque. La partenza non è rimandabile. Amsterdam mi sta aspettando per la prima volta, e io sto aspettando lei. Peccato che l’aereo abbia un ritardo di oltre un’ora. Proprio una partenza col botto, insomma.

to be continued...