martedì 24 agosto 2010

New Jersey Reunion #2

Una promessa va sempre mantenuta. Gerardo e Maria, i miei parenti di stanza a Lodi nel New Jersey, mi avevano invitato per un weekend a casa loro, e io ho accettato con piacere. Parto il venerdì sera da New York per la piccola cittadina di Garfield. In circa mezz’ora arrivo a destinazione, e alla stazione trovo Gerardo e Maria a darmi il solito, caloroso benvenuto. Il programma è questo: la sera, appena arrivato, andiamo alla Festa Italiana lì a Garfield, dove mi mangio due sandwich sausage & pepper da paura. C’e anche un piccolo concerto di musica americana: un po’ strano per una Festa Italiana. Il sabato mi sveglio intorno alle 9, e Gerardo mi prepara una delle migliori colazioni della mia vita, una vera e propria colazione americana a base di pancake e panino con uova e ketchup. Devo confessare di non avercela fatta a finire tutto, ma posso dire di essermi saziato alla grande. A pranzo andiamo da un’amica di Gerardo che ci fa mangiare di nuovo (e io devo ancora digerire la super-colazione di qualche ora prima). Ci sediamo e ci rialziamo dopo quasi 4 ore, neanche fosse un cenone di Natale. La sera ritorniamo a Garfield per la Festa Italiana che ospita un concerto in onore di Elvis Presley, a pochi giorni dall’anniversario della morte (il 16 agosto). Il cantante non è dei migliori, ma ad ascoltare le canzoni del Re di Memphis mi viene da pensare quanto abbia significato la figura di Elvis per la musica e la storia a stelle e strisce. «Before Elvis, there was nothing», disse John Lennon. Il suo modo di recitare sul palco, il carisma e il fascino hanno rappresentato e rappresentano ancora al meglio l’attrazione che gli Stati Uniti esercitano su noi europei speranzosi di assaggiare una fetta di sogno americano. La domenica mi alzo alle 6 perché alle 7:30 dobbiamo prendere l’autobus per Atlantic City, dove andremo a giocare al Casinò. Il viaggio per (e da) Atlantic City rimarrà una delle esperienze più strane e a tratti surreali della mia vita.
A parte il fatto che a bordo sono l’unico giovane della comitiva, a un certo punto gli organizzatori della gita cominciano a recitare al microfono il rosario: ripasso così alcune preghiere dimenticate col passare degli anni. Cerco in tutti i modi di ascoltare un po’ di musica ma la voce al microfono è più forte delle mie cuffie. La parte peggiore arriva quando tutti insieme iniziano a cantare canzoni di chiesa, alcuni con una voce davvero stridula. Ma la cosa che più mi sorprende è la profonda fede di tutte queste persone e al tempo stesso la loro voglia di non lasciarsi sfuggire l’occasione di scommettere al Casinò. La domanda allora nasce spontanea: come si fa a conciliare la Fede e il desiderio di giocare un pacco di soldi alle slot machine? Forse proprio una contraddizione del genere ci può permettere di afferrare il segreto della vita: non sempre tutto è bianco o nero, spesso è la sfumatura a farla da padrona – per dirla alla Tony Pagoda (© Paolo Sorrentino) – e non è detto che questa sfumatura chiarisca le nostre idee già troppo confuse. All’inizio sono un po’ timoroso a scommettere qualche dollaro, poi mi basta iniziare per non riuscire più a smettere. Morale della favola: scommetto ben $160, e se non fosse per l’ultima (fortunata) giocata che mi fa recuperare $64, finirebbe certamente peggio per il mio portafoglio. Resta comunque da incorniciare una giornata di certo più lenta rispetto ai soliti ritmi newyokesi, ma che mi ha saputo regalare una esperienza mai vissuta prima insieme a delle persone semplici e generose, alla riscoperta di quelle radici che prima della mia partenza non credevo nemmeno potessero esistere. Grazie di tutto Gerardo e Maria, see you soon on the other side of the Hudson River.

1 commento:

silvia.paperblog ha detto...

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