domenica 21 dicembre 2008

IL FILM: Si può fare


Si può fare di Giulio Manfredonia, presentato all'ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, è la classica pellicola che non ti aspetti. Compri il biglietto, ti siedi in sala, ma mai e poi mai ti aspetteresti quello che alla fine della proiezione si può senza mezzi termini considerare proprio un buon film. Almeno questa è la sensazione dello spettatore dopo aver assistito ad una pellicola (italiana) genuina, simpatica e mai banale, malinconica e a tratti straziante. Già il titolo accattivante (Si può fare), a riecheggiare il famoso motto (Yes, we can) del neopresidente americano Barack Obama, sta lì a dimostrarci quanto la speranza e la creatività siano importanti nella vita per raggiungere i propri obiettivi.

Lo sa bene Nello (interpretato da un intenso Claudio Bisio), sindacalista alle prese – siamo agli inizi degli anni '80 - con un sindacato un po' retrogrado rispetto alle sue moderne idee circa l'importanza da dare, anche a sinistra, al libero mercato. Proprio per questo suo spirito indipendente verrà allontanato e costretto a lavorare in una cooperativa (per modo di dire) di malati mentali. In effetti nessuno sembra capace di fare alcun lavoro, ma Nello non si dà per vinto. Con tanta pazienza comincia a fare conoscenza con tutti i nuovi colleghi per iniziare a stimolarli alla sua maniera, trattandoli come semplici esseri umani. Così, riunione dopo riunione, dove ogni socio della cooperativa può liberamente fare le proprie proposte, si arriva a una decisione comune: tutti insieme decidono di cominciare a lavorare il legno. Nasce così l'"Antica Cooperativa 180" che ben presto si specializzerà nell'installazione di parquet molto originali grazie all'utilizzo del legno di scarto, e dando vita a composizioni irregolari davvero artistiche, frutto della sola immaginazione del gruppo.

Per la serie "Siamo pazzi, mica scemi", come poi dirà uno di loro, Luca, all'incredulo Nello. Ha inizio così un'avventura a tratti fiabesca in un universo a noi sconosciuto, quello dei malati di mente che dopo la legge Basaglia (con la chiusura dei manicomi) si ritroveranno soli in balia della propria schizofrenia. E grazie alla sensibilità del regista e degli sceneggiatori, nonché dello straordinario cast di attori, il tutto ci appare credibile anche se non tratto da una storia vera in particolare, avendo attinto informazioni da più vicende realmente accadute.

Un film in perfetto stile obamiano, dunque, a dimostrazione del fatto che quando il cinema italiano riesce a rappresentare la realtà con occhio spensierato, e senza le solite banalità tipiche dei cinepanettoni natalizi, è ancora un gran bel cinema.

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