mercoledì 23 aprile 2008

Il destino di un Paese

Dopo più di una settimana dalle ultime, sorprendenti elezioni politiche, cerco di rimettere in ordine i miei pensieri. Ho letto, in questi giorni, parecchi giornali per tenermi al passo con più considerazioni possibile in merito al nuovo panorama partitico del nostro Paese. Premetto che fino all’ultimo, prima delle elezioni, non sapevo se andare a votare o meno, e alla fine ho scelto per il mio diritto al voto, mettendo una croce sul simbolo dell’Italia dei valori di Di Pietro. Ecco perché: 1) per non contribuire indirettamente, con il mio non-voto, alla vittoria di Berlusconi & Co.; 2) per dare il mio appoggio (indiretto) al Partito democratico di Walter Veltroni, coalizzatosi appunto con Di Pietro, evitando però di votare (direttamente) per la pessima classe dirigente candidata sempre da Veltroni nella mia regione, la Campania. La (vera) novità del Pd di Veltroni è stata quella di presentarsi alle urne liberi dal veto ideologico della sinistra massimalista, cercando però invano di calamitare consensi dal centro, che a quanto pare non si è fidato poi tanto dell’offerta politica di Veltroni. Qualcuno potrà anche ribattermi che dietro la presunta novità veltroniana c’era gran parte della classe dirigente del governo Prodi, ma volendo (per carità di patria) glissare su questo aspetto di non poco conto (e tra l’altro vero), mi soffermerei di più sull’altra novità veltroniana – il correre da soli – che ha influenzato non poco (e in meglio) anche la fusione a destra di Forza Italia e Alleanza Nazionale nel Popolo della Libertà (PdL), contribuendo così a semplificare il panorama politico italiano. Quel correre da soli (scelta tra l’altro quasi obbligata per Veltroni, onde evitare scomodi paragoni con la scapestrata Unione di Prodi) ha contribuito ad una maggiore polarizzazione, da parte dell’elettorato, intorno ai due grandi partiti/coalizioni (PdL da una parte e Pd dall’altra) favoriti nella corsa elettorale. Tendendo così ad escludere in parte l’attenzione degli elettori verso quei partiti come l’Udc e la Sinistra l’Arcobaleno che sembravano non comprendere la necessità (tutta italiana) di una minore frammentazione parlamentare, e quindi di un minor potere di veto di quei partitini che se la spassavano a contare molto pur contando poco (in percentuali di voto). Ben venga, dunque, almeno per questa legislatura, l’estromissione dal Parlamento di Bertinotti & Co.
P.S. Un accenno a Berlusconi: questa volta sarà davvero l’ultima che lo vedremo al governo del Paese, un Paese non facilmente governabile soprattutto in tempi di crescita (quasi) a zero. Caro Presidente del Consiglio, si dia da fare per l’Italia, e alla svelta, altrimenti saranno guai per noi tutti (lei compreso, se aspira ancora ad avere un posticino di riguardo nei libri di storia).

5 commenti:

Federico ha detto...

Caro Paolo, l'Italia non è culturalmente adatta al bipolarismo in quanto culturalmente e socialmente eterogenea. Se è vero che il Parlamento si semplificherà nel numero dei partiti, è altrettanto vero che molte istanze non verranno rappresentate o verranno rappresentate male, a danno della vera democrazia.

Il pericolo è che i due partiti maggiori facciano bello e cattivo tempo senza che nessuno se ne accorga.

Poi che la Sinistra Arcobaleno, soprattutto negli ultimi tempi, abbia dimostrato molte lacune, è un dato di fatto...

Un saluto

Paolo Massa ha detto...

Non sempre, secondo me, la rappresentanza parlamentare serve a difendere certe istanze popolari. Ti faccio un esempio: ma davvero si sente la necessità di un partito dei Verdi in difesa dell'ambiente (e quant'altro)? Un Partito democratico non potrebbe avere al suo interno politici esperti di politiche ambientali? C'è bisogno addirittura di un (altro) partito per proteggere (politicamente) il nostro pianeta?

Federico ha detto...

Certo che un Partito Democratico potrebbe racchiudere tutte le maggiori istanze, ma non credo che sia il caso italiano...

Riprendendo l'esempio dell'ambientalismo, se un Partito ingloba in sé, faccio un esempio, sia l'imprenditore che produce sostanze inquinanti sia un convinto ambientalista, da quale parte penderebbe l'unica politica del Partito? Io un'idea ce l'avrei: vince la più forte, senza che l'elettore se ne accorga.

Parere mio, ovviamente.

Paolo Massa ha detto...

E se l'idea del "convinto ambientalista" fosse la più forte?

Federico ha detto...

Sarebbe sicuramente un mondo migliore :-)

Buona Domenica!